Oh mio orizzonte d'oceano
increspate e danzanti onde
son le tue schiume sepolte
nelle tue viscere.
Sei scompigliato tappeto
in andirivieni intessuto di seta
dall'alchimia dei fugaci venti,
e le tue mire si svelano
meraviglie nell'incredibile
tra la procella che scuote
le vele innocenti con ira,
la tua energia selvaggia
romba in oscuri crescendi
orchestra in tempesta
di fulmini e lampi tra nembi
in caterve di pioggia.
Oh mia battaglia dei cieli!
La luce languente si posa
sui freddi scogli 
e sulla tua pelle, o mare mio,
come perlacee gemme 
sparse come stelle cadenti, 
sfiorandomi il viso. 
E mentre io intensamente
ti penso, oh amor mio, 
che oltre l'immenso azzurro
batte il tuo respiro,
rapita da questi frangenti
che s'infrangono 
sul mio destino mugghiante,
affronto affranta 
questa triste ballata dei sensi!
Fanno coro piccoli gabbiani
che impazienti risuonano
sinfonie nel reticolo dell'aria,
ancestrale lamento di sete
di pace di bel tempo, 
mesto al mio laconico pianto. 
Migrano lontano i miei sogni 
verso quei rugghi silvestri 
che alle mie spalle emettono 
trilli disperati e contrastanti, 
giungla interiore vittima 
di violenza del soffrire 
l'amore della vita, 
che soffia via nell'impeto
di questa perturbazione 
che percuote la mia anima. 
Oh mio nubifragio del cuore! 
Dio Giove ha scagliato
la sua furia in me, 
piccola anima ora naufraga 
nel mar dell'oblio.

©Laura Lapietra

 

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