Leggere è uno dei piaceri più semplici, ma contemporaneamente più nobili e profondi al mondo.

Tutti possono imparare a leggere, ma comprenderne la vera essenza non è una cosa da tutti. Poiché si tratta di un piacere dell’anima. 


 

Posso capire e mettermi nei panni di chi predilige piaceri più materiali, perché per lungo tempo sono stato uno di loro. Leggevo solo quando ero necessitato a farlo. Giornali per conoscere gli avvenimenti che capitavano in Italia e nel mondo. Oppure, principalmente nel corso della mia gioventù, quando mi venivano assegnati dei libri da leggere come compito scolastico. Comunque, memore di quello che per me è stato un faticoso percorso, posso testimoniare quanto impegno e ingegno occorra all’uomo medio perché esso possa vedere la lettura come un piacere realmente appagante e non solo come un passatempo qualunque.


 

Durante una cena estiva, avvenuta in uno dei litorali della nostra bella penisola, mi ritrovai a parlarne con il mio amico Aurelio.

La discussione verteva sulle nostre letture preferite. Fui piacevolmente stupito di come molte nostre preferenze combaciassero, ma - per qualche ragione - ci soffermammo su una delle poche divergenze.

Forse perché appoggiare l’uno piuttosto che l’altro dei nostri punti di vista, era sufficiente a dare alla lettura due luci completamente differenti.


 

Aurelio è un lettore assiduo, devo ammettere a malincuore, molto più di quanto lo fossi io.

Il suo ideale di lettura sono i romanzi molto descrittivi, variopinti, incalzanti, stilisticamente curati e dalla lettura immersiva. Libri in cui la trama passava in secondo piano, l’importante era mantenere il lettore incollato al libro stesso. Secondo i quali il bello della lettura consisteva nell’interesse che il lettore provava nel leggere. A prescindere dal contenere spunti di riflessione o toccare argomenti profondi. Come un pellegrino che si gode il viaggio a prescindere dalla destinazione.


 

Quello che cerco io dalla lettura, invece, sono proprio quei concetti ed elementi di riflessione.

Fidatevi, io ho provato a utilizzare la lettura come Aurelio fa tuttora. Ovvero allo stesso modo di una mera piacevole distrazione dalla vita reale. Ma, dopo vari tentativi, mi sono ormai convinto non faccia per me.

È vero, lo ammetto, a leggere quei tipi di romanzi ci si sente momentaneamente bene. Allo stesso modo in cui quando, in pieno inverno, si è avvolti da una coperta pesante al calduccio. Ma per come la vedo io: al calduccio delle copertine preferisco piuttosto il passare attraverso la sensazione di freddo che dà quella nuda roccia costituita dalla verità e consapevolezza. Attraverso cui, prima o poi, ogni persona nel corso della propria vita deve per forza passare.

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