Un cielo grigio ad incorniciare quella giornata; mano nella mano con lui e il marciapiedi, che fissavamo. innocui. Non sapevo che pensare, continuavo ad ostentare quel sorriso falso e pieno di preoccupazione e dolore e nella testa il pensiero che da li a poco avrei dovuto lasciare la mano di quell'estraneo, che ormai amavo da diverso tempo, nelle mani di qualcun altro. Un dolore silenzioso, nascosto a me e scoperto per caso, mi ha costretto ad odiarlo, mentre aspettavo di avere sue notizie fuori da un pronto soccorso, che ogni giorno aimè, vede passeggiare di fronte le sue porte scorrevoli migliaia di persone. Io, quel giorno, ero solo un numero in più, tra i tanti. Una sigaretta, un'altra e il tempo è fermo. “Come possono essere passati solo 10 minuti, adesso provo ad entrare e chiedo” . Questo il pensiero che mi facevo tra una sigaretta, una camminata, un caffè e il telefono, che squillava di continuo con la scritta “mamma” sul display. Ore passate così; poi, vedi uscire un infermiere, scandisce il mio nome a voce alta, tutti si girano verso di me ed io, getto a terra l'ennesima sigaretta e corro verso di lui, sperando di poter tornare a casa tranquilla. Mi guarda, mi parla, mi osserva e io muta, come un pesce in un acquario, incapace di emettere un sibilo dopo aver sentito quelle parole. Lo ringrazio per quella sentenza e me ne vado verso la mia auto, parcheggiata alla bene e meglio tra le tante in un pronto soccorso. Avevo saputo, ed ora ero li, seduta, le mani appoggiate al volante, il telefono che squilla in sottofondo, i clacson di auto in lontananza. In un attimo non ero più io, mi sarei dovuta trasformare, rimodellare a quel dolore che mi aveva trafitto sentendo quelle parole uscire dalla bocca di un estraneo. Tutto era cambiato, svanito; progetti, desideri, parole, tutto. L'avrei rivisto giorni dopo, attaccato a una macchina a me estranea, con quel mezzo sorriso sulla faccia e sarei rimasta li, finché me le avessero permesso, finché, non avessi rivisto quella luce che anni prima mi aveva fatto innamorare di quegli occhi. 

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Eclissi postale

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17 June 2026

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I ricordi del Becchino: Rondini, zanzare e pipistrelli

16 June 2026

Il bollente sole di fine domenica colora l’orizzonte di rosso. Il furgone, accompagnato dallo stridore delle rondini che sfrecciano radenti sulle verdi spighe di grano, procede lentamente evitando buche e curiosi, affamati di notizie da condividere e da dimenticare. Arriviamo all’incrocio dove [...]

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Hala e le Montagne (parte 1/2)

16 June 2026

Tira un vento freddo dalle montagne del Sinjar. Luogo arcaico, roccioso e di tradizioni millenarie. Luogo di curdi, yazidi, turcomanni e arabi, abituati a vivere insieme da innumerevoli anni. Luogo oggi di devastazione, violenza, stupri e cadaveri lungo la strada. Dal catino di Sarajevo alla piana [...]

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15 June 2026

L'addetto al trucco e parrucco ripassò del cerone sulle guance del politico. Poco più in là un collega scandiva il count down: “Tre, due, uno, ci siamo.” Lele Pai sorrise alla telecamera che lo inquadrava e dopo un breve convenevole si sedette davanti all’ospite per iniziare l’intervista. [...]

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13 June 2026

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Non vivo più nel luogo in cui gli altri mi credono. Perchè ho attraversato la soglia, e ora sono di là. Questa non è stata una constatazione immediata, ma qualcosa che si è chiarito lentamente, come un’immagine che emerge da una superficie torbida. A poco a poco ho compreso di essere passato dall’altra [...]

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Vi racconto la storia della Ninfa Eco

Come nasce l'eco

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Las de la Minciunaria

Acetosella ( Serie miti e leggende sarde)

09 June 2026

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