" TAHARU "

 

 

La piroga scivolava silenziosa sull’acqua cristallina come una libellula portata dalla corrente. Il giovane Taharu pagaiava senza fretta, non degnava di uno sguardo la bellezza che lo circondava, la sua mente era impegnata in pensieri che lo preoccupavano non poco. Prima di mettersi in mare aveva litigato con i genitori e la cosa lo faceva star male, capiva le preoccupazioni del padre, della necessità che lui, l’ultimo figlio rimasto ai due anziani genitori, si desse da fare per il mantenimento della famiglia, toccava a lui impegnarsi in qualcosa per dare un minimo di stabilità. Era consapevole, ma oltre a quello che già faceva non vedeva cosa potesse inventarsi. L’isola dove viveva con la famiglia, non offriva molto, solo una montagna, con una vegetazione caotica dove era difficile anche semplicemente camminare e una laguna non troppo grande dove la pesca era l’attività principale per tutti i suoi abitanti. Poche volte, durante giornate particolarmente calme, si era avventurato fuori la barriera, in mare aperto, ma i risultati della pesca non erano stati sufficienti a giustificare il pericolo corso. Il grande blu attirava molti dei giovani isolani e troppe erano state le vittime, il Dio Ika Tere non perdonava distrazioni e colpiva senza distinzioni. Le piantagioni di cocco non erano molte ed erano quasi tutte di proprietà privata, chi voleva comprare i frutti e le foglie per usarle poi come materiale per oggetti domestici e turistici, doveva versare una cospicua quota ai padroni. La sua famiglia era fra le più povere, perché il padre era stato colpito da Aremata Rorua, la grande onda che lo aveva mandato a sbattere sugli scogli della barriera con il risultato che ora era infermo, con una gamba rotta. Taharu si stava recando a Matu Tapu l’antica isola dei re, dove gli anziani della sua tribù avevano detto che nel fondale esistevano ancora ostriche perlifere. L’isola era stata, per molti anni, un tabù per la popolazione e nessuno aveva osato metterci piede, questo doveva aver permesso alle ostriche di crescere indisturbate, se era vero forse con un po’ di fortuna poteva fare una buona pesca. Nella piroga oltre all’occorrente aveva portato con se anche delle offerte da fare alla Merau, che lo preservasse dai pericoli e anche al Dio delle tempeste Apu Hau per assicurarsi un ritorno tranquillo.

Continuava a remare con vigore, ma a ritmo lento per non stancarsi troppo prima di arrivare sul posto, doveva essere in perfetta efficienza per cimentarsi in quella pesca che era molto faticosa e snervante. Il fagotto con le foglie di banano che contenevano le razioni di riso e pesce era in un angolo della barca al riparo dalle onde, una lunga asta di legno con la punta di ferro, unica arma contro l’assalto di eventuali squali e il coltello per sradicare le ostriche, formavano il suo equipaggiamento. Stava attraversando adesso un tratto di mare difficile, era proprio nel mezzo del flusso della corrente che attraversava il canale fra le due isole, correva il rischio di essere trascinato lontano dalla sua meta, dovette concentrarsi e aumentare la vogata per superare l’ostacolo, dopo un prolungato sforzo, si accorse che, finalmente, la forza della corrente era diminuita fino a scomparire del tutto, stava per entrare nella laguna dell'isola. Entrò nel ribollire si schiuma di uno dei passes e finalmente la piroga si fermò, poco oltre la barriera. Taharu lasciò cadere la pagaia e si sdraiò sul fondo per recuperare le forze. Senza spinta, la barca scivolava lentamente sulle acque limpide, il fondale era ben visibile, nei punti più bassi miriadi di pesci colorati guizzavano da ogni parte. Il leggero movimento dell’acqua stava spingendo la barca verso la riva, il giovane si alzò e con un paio di colpi di pagaia, tornò indietro, gettò la fune con la pietra e attese che la piroga si fermasse. Una volta ancorata al fondo preparò le offerte per gli Dei, dopo una preghiera propiziatoria, mise il coltello nella cintura dove legò anche il cestino, prese la lancia e si tuffò alzando spruzzi d’argento.

Il fondale visto dalla barca sembrava poco profondo, ma in realtà superava i 15 metri, fece un giro esplorativo e risalì in superficie, al primo colpo d’occhio sembrava non ci fosse nulla di interessante, fece un altro paio di immersioni poi decise di spostarsi più vicino alla fine della laguna là dove iniziavano gli scogli della barriera. Ancorata la barca s’immerse e al primo tuffo vide subito una colonia d'ostriche abbarbicata sulla parete, fra anemoni di mare e coralli, che risaliva a formare la barriera. Nel giro di un’ora la piroga era carica di frutti, grandi come grosse mele. Vinto dalla stanchezza si fermò per riposare e, approfittando della pausa, cominciò ad aprire le ostriche, dopo vari tentativi andati a vuoto, trovò le prime perle, bellissime, grandi e perfette. Sentì aumentare i battiti del cuore per l’emozione, finalmente un po’ di fortuna anche per lui e la famiglia, contava di venderle bene, erano anni che nessuno andava più a pesca di perle. L’attività era stata abbandonata per scarsità di prodotto e per l’esosità degli intermediari che pagavano la fatica con pochi soldi. A lui questo non interessava, non era il suo mestiere, era solo una risorsa per superare un momento di difficoltà. Puliva le ostriche e per sua fortuna le perle furono molte, tante da riempire il sacchetto che si era portato dietro. La prima che aveva trovato, però, la teneva da parte, voleva offrirla agli Dei del mare per ringraziarli e per ottenere la loro benevolenza sulla strada del ritorno. Una fra le più piccole, invece, voleva conservarla per la sua ragazza, la dolce Moamoa che era rimasta in attesa, lui non aveva voluto portarla con se per non farle correre dei rischi inutili. Finito di aprire le ostriche che aveva già pescato fece altre immersioni, prese ancora un cesto pieno di quegli splendidi frutti del mare, questa volta, però, non le aprì, salpò la pietra che fungeva da ancora e cominciò a pagaiare verso la via di casa. Il mare fuori la laguna stava cambiando colore, il pomeriggio succedeva spesso e lui conosceva bene i pericoli a cui poteva andare incontro, doveva superare ancora una volta la corrente al centro del canale e le sue forze erano minori rispetto all’andata. Lasciata la tranquillità della laguna ed entrato nel grande blu, sentì la barca sotto di lui che veniva trascinata verso il largo, dovette remare con tutta la forza rimasta, per vincere la corrente, non riusciva a procedere , un passo avanti e due indietro, un braccio di ferro con le forze dell’acqua che durò un eternità, fino a quando non prese una perla dal sacchetto, la più grande e la buttò nelle acque ribollenti pregando il Dio delle tempeste e il Dio pesce di lasciarlo andare, chiedeva perdono per aver profanato l’isola dei re, se lo aveva fatto era per la famiglia non certo per sete di ricchezze, implorò il perdono e promise che se fosse riuscito a rientrare a casa di dedicare a loro la sua prima notte di nozze. Il sangue di una vergine era sempre stato ben accetto dalle divinità. Stava ancora pregando, quando dall’acqua si erse una figura femminile che si librò nell’aria, la fata dai lunghi capelli Turehu distese la sua chioma sulle acque turbinose e le calmò, fece segno al giovane impaurito che poteva proseguire, nessuno avrebbe più ostacolato il suo ritorno a casa.

Le prime ombre della sera stavano scendendo sull’oceano e sulla spiaggia della sua isola, dove Taharu approdò stanco ma felice, ad attenderlo c’era Moamoa, che lo strinse in un caldo e amorevole abbraccio.

 

 

 

 

 

Tutti i racconti

0
0
0

Primo mare (1/2)

Tratto da una storia vera

18 June 2026

Era stato il primo mare, quello dell’infanzia, quello da cui s’innalzava il soffio vaporoso di Moby Dick e dove veleggiava Long John Silver cantando: “Quindici uomini, quindici uomini sulla cassa del morto”. Ce lo portava suo padre, anche d’inverno. Passeggiavano finché non arrivavano al molo, [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

0
0
0

Salivo strette, ripide scale antiche

18 June 2026

Oltre la porticina erano corridoi, ricordo, con ampie vetrate affacciate sul cortile lastricato, attorniato da portici ai quattro lati. Ogni mattina, prima che la campana suonasse, la attendevo; e al suo apparire da quell'uscio, il cuore batteva forte e la parola mancava... Anche l’ultimo anno [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

3
4
34

Eclissi postale

17 June 2026

Sabato mattina di fine Gennaio, plumbeo e gelido come il polveroso piazzale antistante il trasandato ufficio postale destinato a servire il disagiato quartiere popolare periferico. Il freddo pungente penetra impietoso ogni qualvolta un utente apre la porta d’ingresso, omettendo sistematicamente [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

3
3
24

Qual è la linea tra invadenza e supporto?

17 June 2026

Come si fa a delineare una linea tra supporto ed invadenza? Io penso di non averla mai superata, ma così facendo non mi sono mai nemmeno avvicinata troppo al vero e proprio supporto. So cosa è successo l'altra sera e sentirti stare così male non mi fa dormire. La notte mi assale questo senso di [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

1
1
12

Hala e le Montagne (parte 2/2)

17 June 2026

Il gruppo di guerrigliere avanza verso la casa dove si trovano Yousif e gli altri miliziani dell’ISIS. Gli uomini accerchiati usano le ultime munizioni per provare a salvarsi da una morte sempre più certa. Le guerrigliere della prima fila cominciano a correre e lanciano con precisione le bombe [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

7
8
41

I ricordi del Becchino: Rondini, zanzare e pipistrelli

16 June 2026

Il bollente sole di fine domenica colora l’orizzonte di rosso. Il furgone, accompagnato dallo stridore delle rondini che sfrecciano radenti sulle verdi spighe di grano, procede lentamente evitando buche e curiosi, affamati di notizie da condividere e da dimenticare. Arriviamo all’incrocio dove [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Dario Mazzolini: sempre bello, un racconto che mi è piaciuto, ma appunto non è [...]

  • Lo Scrittore: una istantenea grottesca di una triste verità, la vita nel suo procedere [...]

2
3
31

Hala e le Montagne (parte 1/2)

16 June 2026

Tira un vento freddo dalle montagne del Sinjar. Luogo arcaico, roccioso e di tradizioni millenarie. Luogo di curdi, yazidi, turcomanni e arabi, abituati a vivere insieme da innumerevoli anni. Luogo oggi di devastazione, violenza, stupri e cadaveri lungo la strada. Dal catino di Sarajevo alla piana [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Dax: La guerra è purtroppo fento l'essere umano. Non si spiega perché, [...]

  • zeroassoluto: Guerra, guerra, guerra... ritorsioni a non finire per una libertà che [...]

4
7
33

Stasera si vince un milione

Esercizio di scrittura creativa - Il Conflitto

15 June 2026

L'addetto al trucco e parrucco ripassò del cerone sulle guance del politico. Poco più in là un collega scandiva il count down: “Tre, due, uno, ci siamo.” Lele Pai sorrise alla telecamera che lo inquadrava e dopo un breve convenevole si sedette davanti all’ospite per iniziare l’intervista. [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Dario Mazzolini: piaciuto molto.
    In pratica, assistiamo al classico talk show italiano dove [...]

  • Teo Bo: Grazie per il tempo che mi avete dedicato e per le belle parole con cui avete [...]

7
10
63

12 settembre

La cioccolata di Maria

14 June 2026

Oggi, 12 settembre, ricorre il mio onomastico, il nome di Maria. Un giorno che fino a poco tempo fa era motivo di festa. Mia madre ci teneva tanto a festeggiare; lei, devota alla Madonna, prima di ogni impegno andava a messa per ringraziare e affidarsi alla benevolenza del cielo. Dopo preparava [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

5
6
36

Sedie

13 June 2026

Sedie Sedie di un vecchio cinematografo Ormai accantonate in vecchi magazzini Ma se poteste urlare cosa avete visto, se ne potrebbe fare un film intero Che pianti e strette di mano furtive Che baci appassionati del primo appuntamento Che occhi arrossati e che cuori in sobbalzo Se poteste solo [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • zeroassoluto: Sedie, poltrocine, poltrone, e anche quelle di legno pieghevoli delle arene [...]

  • Adribel: Un brano breve ma ricco di storia e di speranze.

3
6
32

Incontro con Felice 2/2

12 June 2026

Accennai a una rivista che possedevo, e fu allora che lei tese la mano. Non so se lo fece consapevolmente o per semplice continuità del discorso. So soltanto che io la presi. Fu un gesto breve, naturale, e proprio per questo decisivo. In quella stretta vi era una promessa, o almeno così mi parve: [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

  • LucaBrambilla: per rispondere a Teo e a Paolo questo testo è una rielaborazione sul [...]

  • zeroassoluto: 👏👏👏
    La prima donna di Kafka... mi piacerebbe leggere le sue lettere [...]

0
3
24

Incontro con Felice 1/2

Storia di un amore di Franz Kafka.

11 June 2026

Non vivo più nel luogo in cui gli altri mi credono. Perchè ho attraversato la soglia, e ora sono di là. Questa non è stata una constatazione immediata, ma qualcosa che si è chiarito lentamente, come un’immagine che emerge da una superficie torbida. A poco a poco ho compreso di essere passato dall’altra [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

  • Dax: confesso bchr non ho seguito con facilità il racconto. spero nella seconda [...]

  • zeroassoluto: Like anche per me...
    Scritto bene, ma... ANSIA!!!
    Vediamo le seconda [...]

Torna su