Nel corso delle nostre notti ci sono sogni dettati dalla quotidianità, altri inspiegabili legati al mistero della vita e poi ci sono i sogni nel cassetto, quelli che si fanno ad occhi aperti ai quali a volte ci si crede e a volte no. Ma mica è finita qui a mio parere c'è un altra categoria di sogni e sono quelli impossibili, folli, impensabili che magari in finale alla fine sono gli unici che si realizzano. Amici lettori vedete dietro un sogno quante porte posso aprirsi? E così ora eccomi qua, dopo l'input suggerito involontariamente da Betty a raccontarvi il mio (mi riferisco all'ultimo della categoria ndr). Mi sta venendo un dubbio che sto per parlarvi di qualcosa che già in passato avevo citato, non sono sicuro e voi pertanto se così fosse non fateci caso. Io sogno arrivato all'età di ottantanni di andare a visitare il Giappone, andrò se parlare nessuna lingua al di fuori del mio dialetto Romanesco, avete capito bene, in Giappone parlerò solo in Romanesco e chiaramente poiché sarà impossibile che qualcuno mi comprenda l'unico strumento comunicativo sarà un blocco notes e una penna. Vi faccio un esempio, devo cercare un ristorante dove si mangia bene senza spendere molto, per questa occasione chiederò ad un vigile urbano. 

-Bongiorno, me' scusi cerco n'ristorante n'do' se magna bene e er conto nun è salato. 

Dopo il primo approccio verbale prendo il blocco notes, disegno un ristorante, poche banconote il tutto condito da gestualità manuale e facciale tipicamente italica (ammettiamolo siamo i maestri). A questo punto riuscirà nell'impresa il vecchio pazzo che poi sarei io? Ai posteri l'ardua sentenza che detta così suona un po da vecchio ma in fondo a ottantanni tal'è che dovrò considerarmi. Siete curiosi di vedere se questo sogno si realizzerà? Tranquilli dopo che sarò ritornato vengo qui e ve lo faccio leggere. 

Un caro saluto da uno scappato de' casa 

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