VITE IN ATTESA

Fa caldo, c’è un odore acre di fumo, il gas di scarico entra dalle finestre rendendo l’aria quasi irrespirabile. All’ingresso occhi scavati si girano verso di noi, facce segnate dalla stanchezza, vestiti stropicciati, corpi rannicchiati. Salendo due scalini entriamo nella sala principale: ci sono dei tavoli da biliardino, dei tavoli per studiare, altri per parlare. 

Ci dividiamo per la stanza come uno sciame sparso dal vento. In un angolo noto una famiglia, le due figlie e la madre sono sedute con lo sguardo perso nel cellulare, il padre è sdraiato per terra e tiene gli occhi chiusi, forse dorme. Mi guardo intorno cercando qualche viso familiare, ma incrocio solo occhiate di sconosciuti. Deglutisco il groppo che mi è salito in gola: vedo i fantasmi delle loro storie.

Strizzo le palpebre e mi dirigo lentamente, ancora un po’ frastornata, verso il tavolo arancione sulla destra, davanti al quale mi siedo su uno sgabello. 

Un ragazzo mi si avvicina e mi porge il suo quaderno con fare disinteressato. <<Mi aiuti?>> chiede prendendo posto di fianco a me senza neanche aspettare la risposta. Ha gli occhi grandi, brillanti. Il ciuffo sbarazzino è tenuto fermo da un cappello girato al contrario, con la visiera dietro la testa. La felpa gli è un po’ troppo larga e i pantaloni un po’ troppo lunghi. 

Si chiama Alì e vuole esercitarsi con l’italiano. 

<<Vuoi che ti legga il testo prima? Così capisci la pronuncia?>> 

Lui scuote il capo. <<Faccio da solo. Tu correggi>> mi dice prima di abbassare lo sguardo sul libro al capitolo sui componenti della famiglia. 

Segue parola per parola con l’indice della mano destra soffermandosi a ripetere due o tre volte gli avverbi più lunghi e difficili. Appena gli correggo qualche accento Alì torna all’inizio della frase e la ripercorre tutta daccapo. Legge bene, sicuramente meglio di alcuni miei compagni di classe delle medie. Infatti, pochi secondi dopo mi accorgo che ha finito e sta già sfogliando le pagine per trovare qualcosa che non ha ancora studiato. 

<<Visto che hai imparato questi vocaboli, ti va di fare conversazione in italiano? Ad esempio sulla famiglia?>>

Mi lancia uno sguardo divertito, si scompiglia i capelli e dice: <<No, preferisco fare questo esercizio>> Punta il dito su una tabella del verbo “essere”. 

Non insisto. Capisco che per lui quella grammatica è un’ancora. 

A tabella completata, si alza, mi ringrazia e corre a giocare a biliardino. Altri scout con un fazzolettone viola gli danno una pacca sulla spalla e lo invitano a unirsi alla partita.

In quel momento mi accorgo che è entrata una ragazza musulmana, avrà più o meno la mia età. Sento che in francese chiede ad alcuni volontari una maglietta, taglia L, nera. Per suo marito. Rovistando tra i pacchetti di indumenti, si accorgono di avere soltanto magliette, taglia L, grigie. Gli occhi della ragazza hanno un fremito, un brivido interiore. Si liscia il velo blu oltremare e abbassa lo sguardo. Domanda se c’è la taglia M, nera. Afferra la t-shirt con le mani tremanti. 

Non riesco a scorgere la sua uscita, perché il mio campo visivo è stato oscurato da due sagome che mi si sono sedute di fronte. <<Volete fare italiano?>> chiedo con un sorriso. Loro annuiscono e rispondono di sì in inglese. 

<<Siete fratelli?>> domando notando la loro grande somiglianza. 

<<No, ma siamo cresciuti nello stesso villaggio in Pakistan>> Lo dicono con leggerezza. 

Sorrido ancora: è l’unica cosa che posso fare.

<<Non riesco a imparare i mesi dell’anno>> mi dice quello che sembra il più grande, con un’espressione rassegnata. L’altro, più silenzioso, alza gli occhi al cielo e scuote la testa, un gesto che non capisco subito. 

Mi bastano pochi minuti per farmi un’idea. Il primo ripete i mesi ad alta voce, ma ogni volta, a metà sequenza, si blocca e scoppia a ridere perché non si ricorda il resto. Il secondo intanto lo scruta, senza dire nulla. Forse è infastidito dalla lentezza del compagno, ma da come lo guarda traspare una sopportazione affettuosa che rende il loro legame evidente. 

È come se tra loro ci fosse un tacito accordo: ognuno avanza a proprio ritmo, ma l’altro aspetta, sempre. 

<<Da dove vieni?>> mi chiede quello silenzioso.

<<Da Modena.>> Mi dicono che ci sono stati. 

<<E voi invece dove abitate?>> 

<<Nella piazza.>> Penso se nella piazza di fronte alla stazione di Trieste ci siano degli appartamenti, ma ricordo solo un’area verde con qualche fontanella. Poi loro mi spiegano che alcuni sul documento, nella sezione “residenza”, hanno scritto “albero”. 

La nostra conversazione viene interrotta dall’arrivo di un poliziotto che si mette a chiacchierare tranquillamente con alcuni volontari. I due ragazzi si voltano immediatamente e mi accorgo che il più grande stringe la mano intorno alla matita. <<Ti piace la polizia?>>. Domanda inaspettata. <<No?>> dico più come una domanda che come un’affermazione. 

Lui ride e fa finta di alzarsi per andare a dirlo al poliziotto, ma l’altro lo trattiene lanciandomi uno sguardo complice. 

<<A noi non piace, perché una volta siamo stati arrestati ad Atene>>. Ricevo questa frase come un pugno nello stomaco. Resto in silenzio, incapace di rispondere. La calma con cui lo raccontano mi disorienta. Sembra che parlino di qualcosa che appartiene a un passato che non li riguarda più, ma gli occhi lucidi del più piccolo tradiscono un peso difficile da scrollarsi di dosso. 

<<Eravamo piccoli>> continua l’altro fissando la punta della matita <<Non capivamo cosa stesse succedendo…poi dopo qualche giorno ci hanno liberato. È stato niente>>. 

Niente. La parola mi rimbomba nella testa. Per loro è niente, per me è tutto: paura, ingiustizia, impotenza. Vorrei dire qualcosa, qualsiasi cosa, ma mi manca il coraggio. Chi sono io per commentare un viaggio e una vita che non posso neanche immaginare? 

Non mi sembra che chiedano compassione: vogliono solo imparare bene i mesi dell’anno, ripetendoli ancora e ancora, fino a farli propri. 

Prometto che il giorno dopo li sapranno alla perfezione, perché l’impegno che ci mettono verrà ripagato. Sicuramente. 

Il mio capo scout si è alzato e sta salutando i migranti, capisco che è giunta l’ora di andare. 

Guardo negli occhi i miei due nuovi amici, gli batto il cinque e con un enorme sforzo lascio lo sgabello e mi riunisco al mio gruppo. Alì viene ad abbracciarmi. Quando usciamo siamo silenziosi. Stiamo pensando tutti la stessa cosa: è a seguito di esperienze del genere che rivaluti completamente la tua vita, è a seguito di esperienze del genere che cominci a fare fatica a dare le cose per scontate, è a seguito di esperienze del genere che capisci che la fortuna è davvero completamente cieca. 

Tutti i racconti

4
3
17

Nessuna risposta

31 October 2026

Questa è una storia di fantasmi e inizia nel solito, trito, dozzinale modo, con la Strega, la Morte e il Diavolo che mi affiancano mentre torno a casa in una sera d'ottobre. «Ma quello come si è conciato? Mi sa che ha sbagliato festa» grida uno di loro. Aguzzo la vista e intravedo, in fondo al [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

1
1
15

Atlanto

Un tramonto più arancione e scuro del solito

31 October 2026

«Secondo me, Debora, la tua impressione non è casuale. C’è un motivo storico per cui Capo Verde può suonare caraibico, pur trovandosi dall’altra parte dell’Atlantico. È un luogo africano, portoghese e atlantico allo stesso tempo». «Mi stai dicendo, Estevão, che ci troviamo su un’isola nel mezzo [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

1
2
12

Vi narro della Musa Talia

La musa dal sorriso contagioso

31 October 2026

Tra le alte vette dell’Olimpo, dove le nuvole si tingevano d’oro al tramonto e gli dèi trascorrevano il tempo tra banchetti, discussioni e melodie celesti, viveva una figura dal sorriso contagioso. Il suo nome era Talia, una delle nove Muse, figlie di Zeus e di Mnemosine, la dea della memoria. [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Paolo Ferazzoli PRFF: I like
    grazie Gennaro le tue parole sono come acqua nel deserto sollievo [...]

  • Gennarino: Paolo Ferazzoli PRFF: Carissimo Paolo grazie per il tuo commento. Oggi in Italia [...]

2
2
10

Vola!

31 October 2026

Vola con il tuo ramoscello di olivo. In cerca di un posto dove riposare ma senza trovare un appoggio. Muri non ne esistono più, solo pietre sparse, le spine del filo lasciano solo spazio che ti ferisce profondamente. Vola. Non perdere la speranza di trovare un approdo. Qualcuno ti tenderà [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

  • Paolo Ferazzoli PRFF: I like
    proprio ora:
    Nel tempo in cui l'animo dei potenti non [...]

  • Goccia: Vola, colomba della pace, vola e porgi il tuo ramoscello.

    Pensiamo [...]

5
7
34

L'uomo che dorme 2/2

30 October 2026

«…Adesso e nell'ora della nostra morte…». Ancora il finale dell’Ave Maria. Il battito del monitor cessò di essere un rumore esterno per divenire la pulsazione stessa del suo pensiero: un metronomo di metallo che misurava non più le ore del giorno, ma la distanza tra ciò che era stato e l’abisso.… [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

4
5
41

La galleria

Storie in 280 caratteri

30 October 2026

Il treno entra a gran velocità in galleria. Dopo un'ora siamo ancora dentro! Il nervosismo si diffonde tra i passeggeri. Ad un tratto la luce del giorno. Un sospiro di sollievo generale seguito però subito da tante grida isteriche. Mi guardo le mani, sono quelle di un vecchio

Tempo di lettura: 30 secondi

3
3
18

La scoperta della televisione (2/2)

30 October 2026

Il ricordo più intenso della scoperta della televisione, quello che ancora oggi riaffiora con una nitidezza sorprendente, è legato a uno sceneggiato televisivo: L'isola del tesoro. Soltanto molti anni dopo avrei saputo che quello sceneggiato era tratto dal celebre romanzo di Robert Louis Stevenson. [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Riccardo: gran bell'esordio G.
    piaciuto molto sia come fantasia sia nell'essere [...]

  • zeroassoluto: E chi si dimentica quei tempi, senza grilli per la testa, senza pretese con [...]

6
14
41

VECCHIO SCARPONE

Presepe fantastico

29 October 2026

Giovedì 24 novembre 2022: un pomeriggio sereno e stranamente tiepido mi invoglia a salire in montagna. I prati e i boschi mi chiamano. Abbandono la mulattiera e mi inoltro nell’ampio prato che fa da dorsale al monte; un boschetto di querce spoglie mi invita a curiosare, ma non ne ho il tempo. Tra [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Paolo Ferazzoli PRFF: Come un vecchio, con uno scarpone spaiato i tuoi nemici cercheranno di [...]

  • Goccia: Rubrus: si accorse che uno dei tre Magi aveva un piede scalzo.
    Goccia: [...]

5
6
36

L'uomo che dorme 1/2

29 October 2026

«…Adesso e nell'ora della nostra morte…». Si era svegliato così, quella mattina. L’ultima riga dell’Ave Maria gli risuonava nella testa come un tarlo, ritmica e aliena, accompagnata da una fitta alla tempia sinistra che non accennava a mollare la presa. Anche sotto il getto caldo della doccia, [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • zeroassoluto: Abbiamo un ictus, malgrado il potere e il Rolex scintillante... ce la farà?
    Difficile: [...]

  • zeroassoluto: Scritto magistralmente come sempre... Like Like Like

4
5
26

La scoperta della televisione (1/2)

29 October 2026

Sembrano trascorsi secoli. Il mondo è cambiato così tanto che, a volte, faccio fatica a riconoscere quello di allora in quello di oggi. Eppure sono passati soltanto settant'anni. Computer, smartphone, tablet, videogiochi e droni appartenevano a un futuro che nessuno di noi avrebbe saputo immaginare. [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Eco: Non ho vissuto quegli anni, sono figlio degli anni Ottanta, eppure il tuo racconto [...]

  • zeroassoluto: Ricordi di un tempo che fu.
    Adesso i ragazzini sembrano tutti uguali, con [...]

3
4
37

Tre notturni

29 October 2026

Sbuffa il battello, scricchiola e cigola che il fiume risale a fatica. Dietro l'ultima ansa, finalmente, il villaggio: i vecchi alle reti, festanti i fanciulli, le donne a condire pietanze. E festa sarà. Si udiranno racconti di faune feroci, flore carnivore, paludi e agguati di tribù dalle più [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

4
7
36

La linea d’ombra del 25 (2/2)

28 October 2026

Se avesse detto la verità, avrebbe costretto Vianello a prendersi la responsabilità di una decisione arbitraria. E Vianello non perdonava chi lo costringeva a fare il suo lavoro. Una nota negativa sulla scheda di valutazione annuale avrebbe significato addio al minimo premio di produzione previsto [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Rubrus: Le esternalizzazioni di solito portano guai dentro e fuori dalle aziende. L'aziendalese [...]

  • An Old Luca: Ben scritto. Piaciuto.

Torna su