Mary lo osservava, intensamente, nelle mani stringeva una copia del New York Times, lo sguardo solito di chi contrariato non vuole dire una parola, ma si limita al puro silenzio lasciando parlare quest’ultimo. Bill capì il momento difficile da gestire, si mise le scarpe ed abbandonò la stanza lasciando Mary a fissare la poltrona oramai vuota, uscì nel cortile credendo che un po' d’aria fresca potesse alleviare il momento, ma si trovò davanti un cielo grigio, quasi nero, che non faceva altro che rinforzare la marea di pensieri cupi che lo avvolgevano.

Bill decise di cercare sollievo in altro modo, si avviò verso il ponte di Brooklyn. Ancora oggi si chiede perché il destino lo portò lì, in quel pomeriggio così scuro e cupo. Mentre passeggiava lungo il ponte, con fare tra le nuvole, cercando sollievo e risposta alla moltitudine di pensieri che gli avvinghiavano la mente udì un boato, alzò la testa e vide un caccia, credette subito di star sognando, ma dopo altri boati nel cielo cupo vide spuntare in maniera chiara e definita la sagoma di un F16. Bill cominciò a correre, la macchina da guerra alata era diretta verso il ponte senza il minimo accenno a frenare la sua caduta, furono momenti di terrore puro, dopo un ultimo grande boato, il silenzio, la paura si spense.

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Il Viaggio

12 February 2026

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