Esce per la solita sgambata poco più che a passo d'uomo, sulla sessantina, di solito un pensionato, abbigliamento dimesso, aria dimessa, riempie il tempo che lo separa dal pranzo con la moglie grizzly che evita per più ore possibili al giorno.

Di solito due orette pianeggianti con annessa sosta per il caffettino, evitando accuratamente ogni salita che lo manda in tachicardia già al 5%. Si vede superare da risciò, cani al trotto che trascinano i padroni, runners, monopattini e segway, ma qualcosa scatta nel suo cervello cloroformizzato quando a superarlo sono due ciclisti veri, che magari se la chiacchierano ai 35 km/h.

Rompe gli indugi, si mette a ruota, mulinando le sue gambe-prosciutto, raggiunge la coppia, che manco se ne accorge, e anche se i suoi parametri vitali sono al limite persevera nel suo eroismo per qualche chilometro, senza un perché se non quello di rischiare un colpo apoplettico. I più coraggiosi dopo aver saggiato il campo compiono il prodigioso sorpasso con sguardo fiero di sfida annesso, per poi collassare fermandosi o rallentando a velocità geriatriche dopo qualche centinaio di metri, con il motore che batte in testa e le gambe rigide dallo sforzo inconsueto.

Si ipotizza che al ritorno dal grizzly, il ciclista eroico masochista racconterà le sue epiche imprese nel totale disinteresse dell'interlocutore, che lo inviterà ad andare a raccogliere i pomodori e le zucchine nell'orto sotto casa.

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  • Claudiuccia: Grazie Riccardo. Ma perché dovreeti tirarmi le guance? 🤔😄

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