Arrivammo verso le ore tarde del tramonto. La penombra stava da poco impossessandosi delle cose abbandonate dal sole. Entrammo dalla porta principale e ci dirigemmo verso la reception. Notai subito un inusuale fermento di voci in quell'hotel da sempre poco frequentato. In effetti, dopo il disbrigo delle registrazioni, io e la mia compagna prendemmo possesso della camera n 218 al secondo piano. Il frastuono pareva aumentare col passare del tempo: sbattiti di porte, grida di gioia esagerate, ticchettio assordante delle scarpe e passi ora pesanti ora veloci lungo il corridoio. Riuscii a sopportare il tutto fino alla mezzanotte, quando, ormai stufo dell'assordante trambusto, decisi di uscire dalla mia camera per vedere il da farsi. Fui accolto da una ventina di quindicenni tutte truccate in modo esagerato che mi facevano linguacce e sberleffi e ridevano in modo stridente ed insensato. Le invitai pacatamente a tacere, ma, rientrato in stanza, cominciarono a bussare alla porta della mia camera correndo e gridando per il corridoio. Mi alzai verso l'una di notte ad andai giu' nell'atrio dove c'era il proprietario che assisteva impassibile allo scempio del suo albergo. "add passa' a nuttata" disse con tono rassegnato! Ritornai in camera rassegnato a mia volta e stemmo tutta la notte ad ascoltare l'impossibile trambusto. Alle sei del mattino il silenzio piu' assoluto s'impossesso' dell'albergo e finalmente potemmo dormire!

Ci alzammo alle nove in punto pronti per la prima colazione. Quando aprimmo la porta della nostra stanza, la desolazione apparve sotto i nostri occhi increduli. I tappeti dei tre corridoi con i tappeti divelti e buttati giu' dalle ringhiere, tutte le camere aperte, i letti con i materassi sventrati, dentifricio sulle pareti insieme a scritte con il rossetto, dopobarba spruzzato dappertutto, resti di scatole di acquisti fatti di recente, creme varie sui pavimenti, quadri staccati e buttati in terra con le cornici in vetro andate in mille pezzi, scale scivolose per il sapone cosparso sui gradini. Ma non era finita li'. Quando andammo per fare colazione, nella sala da pranzo tutti i tavoli rovesciati, i bicchieri ridotti in frantumi, latte e caffe' per terra e sulle pareti, lampadari divelti, tazze, forchette, cucchiai, tovaglie, tutto strappato, piegato, rotto. Uscimmo in giardino ed anche li' lo scempio: poltrone rovesciate, sedie distrutte, ombrelloni da giardino assaliti e distrutti completamente! Fino a che puo' spingersi la pazzia dell'essere umano non lo so. Ci sono sicuramente cose piu' cruente, come Aushwitz, ma questa furia bestiale di un pullman di quindicenni di origine asiatica mi fa capire che il cammino verso quella che noi chiamiamo civilta' e' ancora molto lungo, molto lungo, visto che questa storia e' terribilmente vera ed io ci sono stato dentro fino al collo!

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