“Si erano incontrati in un luogo aggregante; anche se virtuale e famelico d’ingurgitare vite, valori e pensieri reali, stabilito da un tempo imponderabile, quasi pensante. Un senso di accorata [antonimia] empatia aveva orientato le mire attente dei loro primi passi; correre svelti, naturalmente adatti.

Si scrissero molto, facilmente e, per entrambi, ci fu una spinta interiore a mostrarsi raccontandosi senza necessità di maschere imposture. Nessuno sentì il bisogno di sottrarsi all'altro, anzi! Per giorni, settimane si scrissero così fittamente da trascendere la misura di quanto le parole si ordinassero tra loro in concetti e le avvertibili emozioni condivise. Dentro lo stupore di quel desiderio narrativo c'era tutta la magia di un incontro che attendeva alle ragioni del dono inaspettato quanto vibrante per quelle due anime offese nei rispettivi, duri percorsi quotidiani.

Ben presto, però, la vita incalzante bussò alle pure ragioni di un sogno appena iniziato, spezzandone il flusso con armi di afflizione per quelle emozioni così nitide, delicate, che non avrebbero potuto essere vissute senza arrecare danni. Tempo dissonante per quel desiderio d'affetto commovente.

Dentro le prime, sottili gocce di pioggia infrante al suolo alzando sbuffi polverosi e leggeri di un temporale di fine estate, però, quell’incanto si dissolse. Svanì sotto il peso maggiore, caricato da anni di incombenze annichilenti. Quelle mani che avrebbero potuto stringersi con grazia negli occhi accessi da sguardi riconoscenti, quei morbidi abbracci mancanti, corrisposti con tenera misura d’infusione sotto un cielo azzurro lucidato dal vento, attraversato in fretta da nuvole bianche, non sarebbero mai avvenuti. Svoltati troppo in fretta dietro angoli d’esistenza non concessa alle libertà senza franchigia. Rimase la nitida percezione che, attraverso le sagge trame del tempo, avrebbero potuto essere qualsiasi cosa, uno per l’altra, meno, però, che una reciproca ingerenza.

Ecco perché affrancarono il ticchettio delle loro parole consegnandolo alle nude ragioni concrete di un vissuto imprigionante, mestamente accogliendo l’evidente valore delle loro rinunce. Così, muto… senza colpe da conferire, si fece un tempo breve, trascorso tra sorrisi immaginati, pensieri consacrati alla disarmante misura di quella irrealizzabile bellezza.”

 

© Roberto Anzaldi

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