“Nel mio tempo dissolto ho disteso binari d'esistenza come ferrovie remote, a percorrere vie tortuose di un cuore acciaccato. Putrelle sferraglianti giunte nei pressi di anonime stazioni affollate; spesso chiassose, armeggiate dai rumori incomprensibili di vite altrui. Altre invece, sfiorando la polvere di luoghi rimasti tuttora incerti, abbandonati dai frutti odorosi della vita affermante. Tratte di linfa perduta, accantonate, escluse dalle risa scomposte dei viaggi accecanti con i tremori della gioia tra le braccia. Qualche antico intralcio chiuso in piccole valigie con grandi lucchetti, spaiate e dai colori accesi, perché nessuno possa immaginare ciò che dentro vi è stato riposto, quasi fatalmente smarrito dentro giorni contrari, giocati con il dolore tra i denti a masticare assurde scommesse saldate agli inganni.

Pur se consapevole di quella parte di colpa passata in me, sento privata la meraviglia d'appartenere, anche soltanto per un po', a una tratta calma, infilata in qualche consuetudine accettata e condivisa. Vorrei nuovi strumenti per comprendere l'esistenza precaria nel breve sostare dentro incontri di passaggio, nutrendo l’essenza più svincolata di questa mia complessa materia umana, senza pretese né mire distanti. Ripartire, poi, verso altri luoghi da intendere, ma tutto ciò è algoritmo che l'anima mia non sa accogliere banalmente, né ancora decifrare. Stentano a trattenere l'inutile vezzo del singolo far di conto i miei sentimenti. Consuetudine accertata intimamente dalle improvvise valanghe mute del cuore, battere di ritmo affrancato da ogni alleanza consapevole.

Pensavo che un altro lungo anno trascorso mi portasse qualche piccola certezza da poter leccare come un cremino. Invece, tra qualche settimana il Natale rapirà le menti, ruberà i pochi pensieri rimasti, mostrando luminarie e brevi felicità a compenso. Gli ultimi tributi da azzerare prima di svoltare, ancora una volta, il caos terminale di un angolo pirotecnico.”

 

© Roberto Anzaldi

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