Erano più o meno le due di notte quando posai il libro che stavo leggendo sul comodino, e ancora non avevo sonno. Sapevo di dover dormire, ma quella saga mi aveva preso troppo. 

Vi è mai capitato di leggere una storia, o meglio un libro, e desiderare di non finirlo mai? Ecco, questo era quello che mi capitava con la saga di zio Riordan (come lo chiamavo io). La saga dei miti greci con quel tocco di modernità che si abbina perfettamente alla nostra era moderna. 

Avevo sempre sentito un collegamento con quei miti, ma in particolar modo lo sentivo con gli spiriti della natura e difatti ai sconosciuti dicevo sempre di chiamarmi Persefone o Gea. 

E se queste storie fossero state vere? Intendo sul serio!

Credetemi se vi dico che ho perso quasi tutta la notte sveglia pensandoci! Ma in particolare riflettevo su quella leggenda scritta da più autori e ripresa anche dallo stesso zio che vi dicevo prima: "… annuncia a tutti che il grande Dio Pan è morto." 

Il Dio Pan è morto sul serio? 

Sì, perché in realtà se ci pensate attentamente gli dei non muoiono. Tuttavia Pan è semplicemente sparito, nonostante i satiri abbiano continuato a cercarlo per 2.000 anni, ed effettivamente è come se fosse morto. 

Nella saga di Riordan, Grover troverà Pan e lui spiegherà perché è dovuto sparire in questo modo. 

Ma io desidero ascoltare il motivo con le mie stesse orecchie!

Perché il Dio Pan è morto? Perché non ritorna tra noi invece di dissolversi così? Metaforicamente parlando. 

E quando mi svegliai quella mattina, ancora con le stesse domande, sul comodino posato accanto al libro c'era un Tiarè, il mio fiore orientale preferito, con accanto un biglietto. 

Sul biglietto scritto di gran fretta c'era scritto: Vuoi sapere qualcosa di più sul Dio Pan? Fatti trovare alle 14 in punto sotto l'albero più grande del giardino vicino casa tua e troverai la risposta. PS: porta il fiore di Tiarè.

 

Aspettai con ansia quelle 14 di quel pomeriggio stesso, pensando potesse trattarsi di uno scherzo. Ma nessuno sapeva del mio folle desiderio di sapere dov'era Pan. Nessuno sapeva del mio collegamento eterno con la natura. 

Forse ero veramente figlia di qualche spirito o Dio… chi lo sa, magari ero figlia di Demetra. 

Quando si fecero le 14 uscii in casa di tutta fretta e ci misi due minuti a trovare l'albero più grande del giardino. Avevo il Tiarè in mano come se fosse un trofeo e incamminandomi sentivo un'aura potente, una fresca brezza e un'aria di fiori e primavera, sebbene fosse pieno autunno. 

Erano sensazioni di pace, calore e amore. Respiravo l'aria a pieni polmoni e il Tiarè in mano splendeva. 

E quando arrivai sotto l'albero tutte queste emozioni si fecero ancora più forti e solo allora notai che in quel giardino, spesso pieno di visite, c'ero solo io presente. 

“Iris.”

Una voce si sentì, profonda e saggia, e mi chiamava col nome di Iris, il fiore blu. Non era il mio vero nome, ma d'ora in poi lo sarebbe stato. In quel momento lo avevo già capito che sarei sempre stata Iris.

“Chi sei?”, domandai. 

“Colui che cercavi tanto. Sono il Dio Pan.”

Il Dio Pan! 

“Ma dove sei? Non ti vedo!”

“Oh Iris, non puoi vedermi, io sono più morto oggi che 2.000 anni fa. Sono come una voce, uno spirito che ha deciso di mostrarsi a qualcuno che ne è degno.”

Ne ero degna davvero?

“Dio Pan, egregio, perché sei morto? Perché non torni in mezzo a noi? Non vedi come la natura sta morendo?”

Il Tiarè pulsava in mano e brillava sempre di più. 

Quella che sentì in seguito sembrava una risata mentre le foglie cominciavano a frusciare, ma ascoltando meglio era un sospiro.

“Io non posso tornare Iris. Come hai giustamente riferito la natura sta morendo. Sono 2.000 anni che la natura è in pericolo, da quando l'uomo ha preso il sopravvento. Ma io non posso farci nulla, questo è il corso della vita. Io ormai sono un'ombra che avverte nonostante tutto la sofferenza. Se ti avvicini e tocchi questo albero puoi sentire la sua tristezza.”

Sfiorai l'albero e sentii la tristezza mentre la linfa cominciava a bagnarmi le mani. L'albero piangeva e io lo sapevo. 

“Quindi… non tornerai immenso Dio?” 

“No, non posso cambiare il corso degli eventi. La natura potrebbero salvarla solo gli umani, forse un giorno, un altro secolo.” 

Mi sentii peggio di prima.

“E cosa dovrei fare io allora?", chiesi mantenendo la stessa tranquillità. Il Tiarè cominciava a pulsare meno. 

“La stessa cosa successa anni e anni fa: annuncia che il Dio Pan è morto."

“Io?”, chiesi incerta.

“Sì. E semina altri Tiarè, in mio onore. La natura può anche morire, ma c'è chi in qualche modo può aiutarla. Il tuo compito Iris è proprio questo, proteggi quel che puoi per me. Fallo per me e per tutte queste creature che popolano il vostro, il nostro mondo." 

La voce si spense, il Tiarè smise di brillare e il giardino cominciò a popolarsi di nuovo di gente ignara di quanto avvenuto e che avrebbe continuato a rovinare o forse, per i più consapevoli, ad aiutare la natura.

E io non potevo annunciarlo così su due piedi, poiché non mi avrebbero creduto. Ma una cosa la feci. 

Sapevo che l'albero me lo avrebbe permesso. Solo per questa volta avrebbe ceduto e avrebbe sopportato il fastidio. 

Lo ricoprii di quella linfa divenuta immensamente brillante così da illuminare tutto il giardino, in seguito presi in mano un pezzo di vetro comparso ai suoi piedi dopo che Pan si era dileguato e cominciai a scrivere sul suo tronco.

“Il grande Dio Pan è morto.”. 

L'albero mi ringraziò accarezzandomi dolcemente con uno dei suoi rami e il mio Tiarè emanò tutto il suo profumo. 

Me ne tornai a casa e mantenni fede alla promessa del Dio Pan: avrei continuato a onorarlo e avrei seminato Tiarè solo per lui e per la natura, che era e sarebbe sempre stata la mia prima madre.

E sapevo anche che in qualche modo io, Iris, ero la natura stessa.

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