"Bene ragazzi, oggi parliamo di equilibrio in questa nuova classe del corso di non violenza." 

Era un altro giorno di scuola nell'istituto dove l'insegnante Flores di etica aveva dato vita a un nuovo corso: il corso di non violenza. 

Ci era voluto un po' per convincere i ragazzi a prenderne parte ma dopo qualche lezione cominciarono ad essere decisi a partecipare. 

"Che cosa intende con equilibrio?", domandò Rocío, un'altra delle alunne della classe innamorata e praticante della musica. 

"Semplice: equilibrio nella vita e quanto è importante possederlo.", rispose la professoressa. 

"Io ancora non sono convinto di questo corso... secondo me qua si deve agire e basta.", sussurrò Agustín al suo compagno.

"Shh, dagli una possibilità!", gli rispose di rimando Ramiro assestandogli una gomitata.

"Bene ragazzi vi spiegherò il concetto di equilibrio con un esempio.", continuò l'insegnante senza aver dato segno di ascoltare i due studenti che confabulavano.

"Luz vieni qua, vicino a me in piedi.", disse la Flores gentilmente a Luz, la fotografa della classe. 

"Facciamo finta ora che dobbiamo tutti proteggere Luz perché lei è il centro di tutto, l'equilibrio mondiale dipende da lei."

"Estamos fritos", esclamò Jaime scherzosamente.

"Okay niente battute però questa volta.", rispose l'insegnante zittendo le risatine che si erano generate.

"Hey Jaime pensa se tutto dipendesse da te. Sono sicura che l'equilibrio mondiale si romperebbe in un secondo!", rispose invece Luz di rimando. 

Un coro di 'Ooh' si levò. 

"Va bene basta! Concentriamoci! Dicevamo, Luz è il nostro centro, cosa dobbiamo fare per proteggere Luz? Creare un cerchio. Dai tutti in piedi e mettiamoci in cerchio intorno a Luz."

I ragazzi incuriositi e presi da quest'idea spostarono tutti i banchi in fondo e si misero tutti allineati in cerchio.

"Bene noi siamo l'equilibrio e Luz è la persona da proteggere. Cosa dovremmo fare per far sì che Luz non si senta in pericolo? Come fare in modo che il cerchio non si spezzi e che dunque l'equilibrio mondiale non si frantumi?"

"Ovviamente non dovremo rompere il cerchio!", rispose León.

"Esatto, e come fare?", insisté l'insegnante con passione. 

"Prenderci cura l'uno dell'altro?", tentò Maia. 

"Rimanere uniti?", aggiunse Agustín, che ora sì sembrava preso dalla lezione. 

"Giusto. Bravi tutti e due. Questo bisogna fare: rimanere uniti, prenderci cura l'uno dell'altro e fare in modo  che questo cerchio non si rompa mai."

"Ma come facciamo a rimanere uniti se scoppia qualche litigio?", domandò Pedro. 

"Semplice: chiedendoci scusa a vicenda. Mettendo da parte l'orgoglio e salvaguardare la protezione. Ecco qui la chiave per la non violenza. Rispetto, unione, protezione."

"Bene adesso rimettiamo tutti i banchi al loro posto e sedetevi di nuovo."

Dopo cinque minuti di trambusto generale i ragazzi si sedettero nuovamente ognuno ai loro posti.

"Adesso avete capito quanto è importante avere equilibrio? Questo esempio ve l'ho fatto per farvi capire che noi siamo coloro che si trovano intorno a un piccolo puntino, la pace. Come si mantiene la pace? Con l'equilibrio. La pace è come il centro di un mandala, noi ci troviamo intorno a lei. Come possiamo mantenerla in vita? Lei che è così fragile ha bisogno di una protezione, e noi siamo come uno scudo per lei. Cosa succede se rompiamo lo scudo? La pace muore. E come fare dunque per mantenere questa protezione? Ripeto: con equilibrio. Con amore, con il rispetto tra di noi, con la fede nella speranza, con un corso di non violenza. Il mandala non si spezza, la pace non muore se agiamo con perseveranza e con equilibrio. Una volta provvisti di tutto questo la pace è salva, la protezione non si rompe."

I ragazzi erano stupiti ed alcuni erano rimasti a bocca aperta.

"E se fracassiamo? Se ci sbagliamo?", chiese Luca lentamente.

"Ritorniamo sui nostri passi e ricominciamo.", rispose semplicemente l'insegnante. 

 

"Forse avevi ragione te... abbiamo fatto bene a darle una possibilità.", riferì Agustín al suo amico e a Juan e León che ascoltarono il loro discorso.

"Sì dai, anche se a volte ammettiamo che una bella patada dove ti senti meglio non ci starebbe male.", aggiunse Juan facendo ridere i suoi amici.

"Dai chicos, no violencia.", esclamò Ramiro sorridendo. 

"No violencia.", ripeté tra sé Ramiro. 

 

"Perfetto ragazzi, la prossima settimana forse avremo qualcuno con noi che ci aiuterà a proseguire questo cammino alla non violenza."

Quando la lezione terminò i ragazzi e l'insegnante si salutarono ed ella si preparò ad uscire dalla classe.

Quando si trovò fuori dalla porta dell'aula il direttore, giovane quanto lei, la raggiunse per chiederle come andava il corso.

"Buongiorno professoressa Camila.", la salutò gioviale.

"Come prosegue il suo corso di non violenza?" 

"Prosegue, direi bene.", rispose sorridendo Camila.

"Felipe", si riferì Camila dando del tu al direttore. Dentro a quella scuola erano tutti alla pari alla fine.

"Sì?" 

"Secondo te questa innovazione, questa idea del corso darà fastidio a qualcuno?"
"A cosa ti riferisci?", chiese Felipe.

"Non vorrei creare problemi ai ragazzi. Io me la rischio ma qualcuno potrebbe non accettare questo corso."

"Rischiatela Camila, è importante che i ragazzi, e le persone in generale, sappiano quanto è importante partecipare a un corso di non violenza.", rispose Felipe rassicurando l'insegnante. 

Camila sorrise e si sentì più sicura. Il corso avrebbe continuato a prendere vita. 

"Piuttosto, ai ragazzi piace?"

"Sembra di sì, non obbligo nessuno a unirsi, però sembra che ci vogliono venire tutti. Sarà anche per la curiosità."

"Bene!", esclamò Felipe, "Il motto della scuola è sempre lo stesso: solo con la non violenza e l'amore possiamo cambiare il mondo." 

Camila annuì.

"Il corso di non violenza servirà proprio a questo: a stabilire l'equilibrio mondiale."

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