"L’orto dei Giusti è ciò che le persone dovrebbero calpestare almeno una volta. Una Porziuncola, un piccolo terreno recintato, incastonato come un diamante nero di terra resa fertile dall’estro e dalle appartenenze degli uomini. Adorno di invasi colmi di terra grassa, coltivata perché potesse esprimere il miracolo di semplici doni ortofrutticoli elargiti in cambio dalla natura amica e compiacente. Simbiosi di muta riconoscenza, nutrimento per anime affini, desiderose di condividere la quiete di quello spazio familiare sottratto alle ciniche leggi cementizie.

I bambini intanto aiutano con il loro chiasso scomposto, articolando i gesti delle piccole mani svincolate, per quel po’, da ogni alienante invasione tecnologica. Giocano tra balle di fieno, vecchi pallet resi sedute e qualche calcio sgangherato a un immancabile pallone. Si sporcano felicemente, come dovrebbero fare i bimbi a quell’età.

In quel luogo si riaccoglie, si condivide, si fanno progetti, si sperimenta qualche semina fuori stagione, imparando a riavvicinare il peso del corpo alla terra; sempre troppo eretto, eccessivamente distratto dal meccanismo “vitae”. Si possono fare anche promesse d’amore sotto quell’arco di assi di legno per colture rampicanti. Illuminato tutto intorno da palline, vagamente natalizie, di luce bianca. Un segno, anch’esso, di buoni intenti, di purezza aggiunta.

Appena fuori dal recinto c’è un piccolo contenitore, una sorta di armadietto vetrato con all’interno libri vari che possono essere presi per la lettura e riportati, magari aggiungendone altri come reciproca donazione.

Questo meraviglioso microcosmo attende l’animo degli uomini nella sua forma più arrendevole, pacifica e senza mira di inutili protagonismi. Io ci sono stato ed è questo il segno di ciò che volevo condividere attraverso l’impronta delle mie parole, dedicate alla forza degli uomini Giusti e all’incanto della loro meravigliosa luce interiore."

 

© Roberto Anzaldi

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