“Una guerra tra pianeti, con armi potentissime, spazzò via la maggior parte degli esseri viventi. Lurial era un pianeta azzurro come la Terra un tempo, poi ordigni potenti, che usano la stessa energia che accende le stelle, distrussero ogni cosa; fecero evaporare i mari e i fiumi, gli alberi lentamente sparirono e con essi sparirono anche tutti gli animali.”

"Che cosa ne è stato della gente che attaccò Lurial?"

"Tutti morti gli abitanti di Albian, e il loro pianeta è ora un pianeta deserto e senza vita!"

“Questo racconto mi riempie il cuore di tristezza, ma voi truidi sopravvissuti... come fate a respirare senza ossigeno e senza alberi?”

“Abbiamo gli alberi elettronici! Le vedi quelle strutture metalliche? Sono tronchi di ferro e le foglie sono pannelli solari al silicio e altri materiali sintetici. Sfruttano un meccanismo artificiale di fotosintesi, proprio come gli alberi, e generano ossigeno che viene distribuito all'interno delle strutture.”

“E l’acqua per bere, dove la prendete?”

“Abbiamo delle riserve nel sottosuolo, ma non bastano e ogni tanto ne prendiamo da altri pianeti, a volte anche dalla Terra.”

Mentre mi diceva queste cose era atterrata sul suo pianeta. Scendemmo dal velivolo ed entrammo in una di quelle tante cupole metalliche che erano le loro case, tutte collegate tra di loro. Eulasya mi portò in casa sua e mi presentò i suoi genitori e il suo fratellino Kimbli, un ragazzino tutto blu, con brufoli blu e dai capelli rossicci. Mi invitarono a mangiare con loro, la madre di Eulasya aveva preparato delle frittelle che sembravano fatte di pasta di pane, erano molto buone.

Chiesi a Eulasya: ” Di cosa sono fatte queste frittelle?”

“Di farina!”, rispose.

“Ma se non ci sono vegetali… dove la prendete la farina?”

“Preleviamo il DNA dal vostro grano terrestre e poi con le nostre macchine riusciamo a generare farina artificialmente. Ma abbiamo anche delle cupole trasparenti che funzionano come le vostre serre. All'interno di esse coltiviamo ortaggi e alcuni frutti che crescono grazie alla luce della nostra stella.”

“Ah, ecco perché vi avvistano sempre sui campi di grano!”, dissi ora che tutto era molto più chiaro riguardo alle loro visite sul nostro pianeta Terra.

Mi presentò i suoi amici, ma prima mi fece colorare di blu il viso e le mani con un tipo di cosmetico alieno e disse loro che ero un suo parente e che abitavo sull’altra faccia di Lurial. Andammo tutti insieme in una specie di centro commerciale sotterraneo, dove Eulasya comprò due collane con due pendenti che uniti formavano il loro simbolo dell’amicizia, due serpenti alati che uniti formavano un cerchio. Una di quelle collane la regalò a me e dopo avermela agganciata al collo, mi disse che era giunto il tempo di tornare sulla Terra. Durante il viaggio di ritorno le chiesi di poterci vedere ancora in futuro, ma lei mi rispose che i loro viaggi sulla Terra sono missioni affidate dall’Organizzazione Mondiale di Lurial e che bisogna stare attenti a volare sulla Terra perché i nostri caccia potrebbero volerli abbattere.

“Eccoci, siamo giunti a casa tua, Geremia!”

Si allungò verso il basso la scaletta mobile del suo velivolo e scendemmo nel campo di grano dove mi aveva preso.

“Allora ciao, Geremia!”, disse lei, “Mi ha fatto molto piacere conoscerti!”

“Anche a me ha fatto piacere conoscerti, è stato bello viaggiare con te!”, le risposi.

Sul suo viso si disegnò un sorriso radioso, si voltò e si diresse verso il suo disco volante per andar via.

“Il grano di mio padre mi ricorderà per sempre il colore dei tuoi capelli, Eulasya!”, le dissi mentre stava andando via.

Si fermò per un attimo, si voltò, tornò indietro, si avvicinò a me e inaspettatamente mi baciò sulla bocca. Provai una grande emozione, la sua bocca non era rossa come la nostra, ma di un blu scuro come il mare d’inverno, tuttavia era calda e appassionata. Rimasi sorpreso e stordito da quel bacio inaspettato, nel frattempo lei si diresse verso il suo disco spaziale, si voltò ancora una volta a salutarmi con la mano, salì a bordo e sparì come un lampo.

Quel bacio aveva acceso qualcosa di tenero nel mio cuore e avrei voluto che non partisse, ma ormai era troppo tardi. Tornai in casa che erano le cinque del mattino; i miei genitori dormivano ancora, entrai in camera mia e mi misi a letto. Dopo un po’ mi addormentai e mi svegliai alle dieci che il sole era già alto. Per un attimo credetti di aver sognato tutto e sentivo mio padre che da fuori imprecava: “Dei dannati monelli hanno calpestato il mio grano, ma se li prendo!..."

Poi mi toccai il petto con la mano e afferrai il pendente dell’amicizia che mi aveva regalato Eulasya.

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