Basta poco, sai? Un riflesso che prende vita sul vetro di una finestra, la parvenza di una luce lampeggiante proveniente da un auto in sosta vietata, una scia luminosa di quel colore “blu” che riattiva in me prepotentemente il ricordo di quella dannata sera.

Se tornassimo a quel momento saprei benissimo cosa fare: ti prenderei in braccio e ti tirerei fuori da quell’auto cercando di procurarti meno dolore possibile, tanto quanto basta per poterti salvare.

Ora faccio i conti con il tempo e me la prendo con lui, con la poca lucidità con cui sono arrivata lì quella sera, confusa e avvolta da un fascio di luci blu e uomini senza volto che mi allontanavano dal tuo corpo esanime. Ogni volta che ripenso al tragitto compiuto da casa al luogo dell’incidente, mi chiedo che aspetto avesse il mio volto nell’attimo prima che il campanello suonasse e a tutti quei pensieri confusi che si fanno in momenti così intensi, mentre guidi in stato di incoscienza e con il cuore preso a calci da un ospite inatteso. Scalavo le marce e acceleravano nella mia testa le immagini della nostra vita insieme... 

Da lontano gli occhi mettevano a fuoco progressivamente lo scenario che si poneva innanzi a me: piccole luci blu che pulsavano ossessivamente. Poi sono scesa dall’auto. Quelle luci blu sono l’ultimo bagliore di quella notte buia. Sono ancora qui, in questa casa vuota, per l’ultima volta. Mi aspettano giorni nuovi, me l’hai promesso tu. E io ti prometto che saprò accoglierli. Io ti prometto che di quelle luci blu resterà solo un attonito ricordo dentro me. Adesso ho il coraggio per non affondare. Non più. Me lo hai insegnato tu che la vita o la prendi a morsi o ti inghiotte nel suo abisso. Ciao, Riccardo. Il blues non sarà più la colonna sonora della mia vita.

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