Mio nonno materno. Che personaggio!

Separato da tempo immemore, incallito donnaiolo e grande girovago, con i suoi ottant’anni passati… gli si alza ancora. E non intendo mica il bastone, anche perché non lo usa.

Un Don Giovanni quindi? Eh sì, tant’è che in famiglia l'abbiamo da sempre soprannominato Don Giovan"Nuccio", in quanto il suo nome di battesimo sarebbe Antonuccio, ma fin da bambino è chiamato col diminutivo di Nuccio.    

Mia madre e soprattutto la buonanima di mia nonna, (scomparsa abbastanza presto, precisamente all’età di 64 anni) entrambe avvaloravano la tesi che io e nonno Nuccio ci assomigliamo tantissimo, in primis fisicamente. In effetti non si sbagliavano, tra i vari connotati abbiamo un profilo simile, il naso addirittura uguale, per non parlare di una riscontrata concezione romantica o idealizzata per le cose, tra cui quell’essere fedeli alla propria indipendenza, però non fedeli dal punto di vista sentimentale in quanto, come già appurato, l’arzillo bighellone/libertino non lo è mai stato.

Ad ogni modo, una delle caratteristiche principali del nonno è quel suo essere avventuriero tanto da prendere treni, autobus e forse persino aerei per raggiungere le sue conquiste, spesso attraccate tramite quelle cosiddette rubriche Cuori Solitari, oppure semplicemente per farsi delle belle gite e di conseguenza godendosi la vita. Ad esempio, circa un anno fa, da solo è andato a visitare la Germania.

Bene, arrivati a questo punto è necessario tornare indietro di quasi trent'anni, ovvero quando il nonno era più giovane e per i suoi spostamenti utilizzava un unico e insostituibile mezzo: uno sgangherato ma stranamente funzionale Piaggio Si con il quale aveva girato un po' tutta la Sicilia orientale e occidentale. 

A quei tempi io e la mia famiglia abitavamo a Trabia, in provincia di Palermo. Lo “sprintoso” ci veniva a trovare due volte l’anno e restava ospite da noi per circa una settimana. A volte spuntava in maniera inaspettata, cioè a sorpresa.

Più ci penso e più mi stupisco per via di quel Si, un mezzo non proprio comodissimo per viaggiare, bisogna ammetterlo. Da segnalare che l'autostrada agli inizi degli anni novanta non era stata completata. Beh, anche se lo fosse stata quel goffo due ruote di certo non appariva adatto per circolare.

In breve provo a descrivere il tragitto. E che tragitto!

Partenza all’alba, dal messinese al palermitano giungendo a destinazione in tarda serata, attraversando strade, stradine, paesi, paesini, campagne etc. di ogni tipo e a volte sfidando avverse condizioni meteo. In genere, per ovvi motivi, il girandone sceglieva l’estate o le giornate soleggiate per i suoi spostamenti,

Appena arrivava a destinazione, cioè da noi, io e mia sorella se sapevamo del suo arrivo ci piazzavamo sul balcone ad aspettarlo. Non ci portava mai dei regali, al massimo dei biscotti di produzione messinese di cui in famiglia andavamo ghiotti.

L'ingresso a casa nostra di nonno Nuccio lo consideravo di tipo trionfale, tutto sudato e sorridente, un mix tra il folle e l’eroe, tra l’altro con quei suoi immancabili risvoltini (per non sporcarsi i pantaloni) e con un cascaccio che con la fantasia identificavo da aviatore.

Una sera, quasi al termine della cena, avvenne un episodio degno di nota che tendo a ricordare con gustoso humour. In sostanza al nonno feci una specifica domanda.

«Come è nata questa cosa di viaggiare in moto?» (il Si non è una moto ma un ciclomotore, avendo avuto sette anni ed essendo abbastanza ingenuo, nonché poco interessato ai mezzi su strada, non facevo le differenze).

«Vedi caro nipote», mi spiegò, «fin da ragazzino, cioè appena cominciai ad avere la passione per i fumetti, sognavo di girare il mondo. Ed eccomi qui!» 

«E qual è il tuo preferito?», gli chiesi nuovamente e per di più stupito, poiché pure il sottoscritto risultava appassionatissimo di fumetti (altra caratteristica che abbiamo in comune).

«Tex Willer!», esclamò, e con le dita fece finta di sistemarsi un immaginario cappello di cowboy.

«Ah ecco, ora si spiega tutto!», intervenne mio padre ridendo.

Lo guardammo con aria divertita, papà è sempre stato famoso per le sue battute e già pronosticavamo che ne avrebbe detta una assai spiritosa.

«Praticamente tutti e due in sella. Tex col cavallo andando per dune e per monti, mentre lui...», indicando il “ranger” con l’indice, «Col Si!»

Scoppiamo a ridere. Fu poi mia sorella a chiedergli una curiosità.

«Nonno, ma se piove come fai?»

«Non si pone il problema perché L'Uomo del Vento... non teme la pioggia!»

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