C’era una volta un uomo che scoprì di possedere due parole che gli sembravano inutili perché non le usava mai ed erano le parole più pesanti fra quelle che conosceva. “Ti amo” dicevano quelle parole. Lui le prendeva in mano, le rimirava, ma non sapeva proprio che farsene.
Un giorno il vento le rubò portandole lontano e lasciandole cadere nelle acque di un fiume. Il fiume le trascinò con sé e le regalò al grande mare che le mise su un’onda dicendole di depositarle sulla spiaggia, sotterrandole nella sabbia. E così fu fatto.
In un altro posto, sempre quella volta c’era una splendida fanciulla, aveva bellissimi occhi dal caldo colore dell’ambra, gustosi come due gocce di cioccolata sopraffina, e un caschetto di capelli che ricordavano i misteri e le promesse della notte. Dalle sue labbra voluttuose non erano mai uscite parole cattive perché puliti erano i pensieri che attraversavano la sua mente. Amava danzare in riva al mare col suo corpo aggraziato nelle forme e leggiadro nei movimenti.
I suoi occhi non solo erano belli, ma riflettevano una particolare luce, perché esprimevano bontà, gioia, passione, amore. Sì, proprio amore, perché ella era innamorata del mare, amava con tutto il corpo e l'anima quell'immensa distesa di acqua che le lambiva i piedi quando scalza ballava sulla sua riva. Amava il mare sia che fosse placido e confortante sia quando urlava grigio e minaccioso. Gli donava la sua voglia di amore che non aveva potuto dare al principe azzurro dei suoi sogni perché non lo aveva mai incontrato. «Forse non c’è un principe azzurro nel mio destino», pensava con tristezza.
La fanciulla ballava e cantava per il mare. Parlava con il mare e il mare le rispondeva. Viveva soltanto per assaporare estasiata quei magici momenti e quando era lontana dal suo mare mille pensieri tristi la turbavano, tutto il suo essere era sopraffatto da quell'incommensurabile stato di dolce ebbrezza che la rendeva vulnerabile e forte allo stesso tempo.
Quando danzava per il suo mare le pareva di essere felice ma era anche consapevole che il mare non sarebbe mai stato soltanto suo, che lo avrebbe dovuto condividere con altre, tante altre, e questo la rattristava perché lei sentiva il bisogno di avere un amore tutto per sé. Ma il principe dov’era? Perché non si palesava?
Un giorno accadde improvvisamente qualcosa di meraviglioso: mentre ella si struggeva in una delle sue tristi ballate scoprì, semi sepolte dalla sabbia, che un forte vento aveva smosso non poco, due parole che sembravano fatte di un materiale prezioso. Le raccolse, capì che avevano un valore enorme e le conservò con molta atenzione. Ogni giorno, dopo aver ballato, ripeteva a voce alta il loro suono che le sembrava celestiale.
Fu solo una sera che un passante, un uomo in cammino da tempo alla ricerca di due parole che il vento gli aveva strappato dalle mani, le riconobbe. «Quelle parole sono mie» disse «ma con me non avevano quel suono sublime che tu riesci a ottenere da loro», dovette ammettere. «Rimani con me» le propose «così potremo godere insieme di questo suono che riempie il cuore». La ragazza accettò ed espresse gratitudine al destino.
La fanciulla non fu più infelice, finalmente il suo animo poteva ospitare un amore tutto suo, che non avrebbe condiviso con altre. Avrebbe però continuato a voler bene al mare che faceva rima con amare.
 

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