Guardo fuori dalla finestra. Silenzio assoluto. Sono le due e quaranta di notte. Non ho sonno, non ho mai sonno da quando non faccio altro che sognare te. Mi manchi, è vero; non l'ho mai negato. Però vederti ogni notte mi fa male e anche questo non l'ho mai negato.

Mi allontano dalla finestra per andare a prendere una birra; inizio a berla non appena sono alla finestra. Il silenzio sta entrando anche dentro me. Ho smesso di pensare, neanche una parola, un'immagine, un suono. Niente. Sorseggio la birra, voglio godermela. Per quanto ne so potrebbe essere la penultima, e questo le dà una grande importanza. Accendo una sigaretta, considerata un'assassina negli ultimi decenni. Eppure in tanti iniziano a fumare, in pochi smettono di farlo.

Prendo un'altra birra. Forse mi ubriacherò, non ho ancora deciso cosa fare di me. Mi merito la sobrietà? È questa la domanda che ogni notte mi faccio dopo la prima birra. Molte volte rispondo negativamente.

I sensi di colpa crescono la notte, ecco il motivo per cui non riesco a dormire. Di questo passo mi ammalerò, ma non m'importa; forse me lo merito, sennò non accadrebbe.

Prendo il cellulare. Scrollo la bacheca Facebook per qualche istante, poi chiudo tutto. A nessuno piace scrollare la propria bacheca Facebook, Twitter, Instagram, eccetera. Eppure tutti lo fanno, nessuno si guarda più negli occhi se non in foto. Avete presente tutte quelle storie distopiche dove l'essere umano diventava inerme davanti alla tecnologia?

Finisco la seconda birra, prendo un'altra sigaretta. Sì, mi merito la sobrietà questa notte, e resto affacciato alla finestra a guardare l'aria fresca conquistare le strade.

 

 

Autore Giuseppe Calamitaro, un vecchio personaggio che avevo creato in un progetto della Jona Editore. Voleva parlare ancora una volta.

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