Cambiarono rotta in modo da giungere nei pressi della costa e attendere il levar del sole per un approdo di fortuna. Dovevano fare rifornimenti di acqua e cibo, le onde della tempesta avevano contaminato l’acqua potabile e sfasciato diversi barili delle riserve di cibo.

La notte non ci furono problemi e gli uomini poterono riposare dopo le fatiche del giorno. Quando finalmente il sole fece capolino lo spettacolo che si presentò agli occhi stupefatti dei marinai fu stupefacente. Erano approdati su una terra fertile, verde oltre ogni previsione che si estendeva per diverse leghe. Qua e là c’erano agglomerati di case bianche che spiccavano nel verde cupo del territorio.

Molti marinai non conoscevano questo posto, ma alcuni di loro dissero di sapere dove si trovavano. Era una grande isola e attaccata a questa doveva essercene un’altra un po’ più piccola e poi una ancora più piccola. Erano sicuri che fossero tutte nel mar Ionio e che appartenessero alla Grecia. Quello era il vero confine dei possedimenti ellenici, oltre quelle vi erano terre sconosciute.

Il capitano capì che il loro viaggio non era finito, non erano certo quelle isole le terre che dovevano colonizzare. Sbarcarono col favore della marea e si diressero a gruppi verso l’interno per procurarsi acqua e derrate alimentari; non sapevano quanti giorni di navigazione ci fossero ancora ad aspettarli. Per evitare guai con eventuali nativi scelse di non armare tutti gli uomini, solo quattro di loro, lui compreso, erano armati di spada e un piccolo pugnale nella cintura.

Per fortuna i gruppi di uomini trovarono subito quello che cercavano. Gli otri furono riempiti con l’acqua di un ruscello e nei campi coltivati presero lo stretto necessario per rifornire le scorte. Solo una volta il gruppo del capitano vide da lontano delle persone intente al lavoro dei campi. Non si erano accorti di loro così poterono allontanarsi indisturbati. Tornati tutti sulla nave si misero ai remi, volevano allontanarsi senza far vedere nessuna vela.

Scelsero una rotta che puntava verso sud in modo da uscire dallo spazio visivo dell’isola e, come avevano detto i marinai, videro un tratto di mare che divideva la grande isola da una altra che sembrava più piccola. Non potendo fare il periplo, si avventurarono nello stretto braccio di mare che divideva le due isole. Il mare calmo e luminoso di sole quasi nascondeva alla vista la barca dei calcidesi che lentamente, a remi, attraversarono lo stretto, uscendo in un altro specchio d’acqua che non presentava terre all’orizzonte salvo quelle appena lasciate. Approfittando del mare calmo alzarono tutte le vele che avevano, volevano allontanarsi il più velocemente possibile da quella isole, inutile correre rischi quando la loro missione era un’altra.

Dopo due giorni di navigazione, agevolati da una brezza a favore, videro apparire una lunga striscia scura in direzione dritto di prua, era una terra che sembrava senza fine, per quanto guardassero ai lati dell’orizzonte quello che vedevano era solo quella striscia di terra si estendeva quasi senza fine. Solo dopo un altro giorno di avvicinamento si accorsero che la costa, ora ben visibile, era piatta e con poca vegetazione.

Si diressero verso nord est, convinti che questa rotta non li facesse allontanare molto dalla madre patria. Spinti ancora da vento favorevole giunsero in un punto dove a est si vedeva solo terra che questa volta, invece che di fronte, assumevano una forma a salire che si estendeva verso l’orizzonte. Quella, decise il capitano doveva essere la terra ferma, il continente e quella di fronte piatta e larga doveva essere un’isola. A quel punto era convinto che ci doveva essere uno stretto da qualche parte che divideva la terraferma dall’isola, lui voleva andare proprio là, risalire verso nord non era pensabile e andando dritti di fronte aveva visto che il territorio non presentava garanzie di poter sviluppare una nuova città. Se fosse riuscito a trovare il passaggio fra quelle due terre poteva sbucare dall’altra parte senza problemi.

Si misero in rotta parallela alla terra che riteneva un’isola e perlustrarono ogni metro di quel posto. Alla fine dopo quasi un giorno di ricerca videro uno squarcio d’azzurro fra le colline verdi che si affacciavano sul mare.

  • <Eccolo! Quello è il posto che cerchiamo, - esclamò agitato il capitano – finalmente abbiamo trovato il passaggio. Animo uomini, al di là di quel mare potrebbe esserci la nostra meta, ricordate cosa ha detto l’oracolo. La donna ama l’uomo, il messaggio non è così chiaro, forse approdando dovremmo vedere qualcosa che ci faccia capire il senso di quella profezia. >

Animati dalla voglia di scoprire il reale valore di quelle parole strane e anche dalla possibilità che il viaggio stesse per terminare, gli uomini si diedero da fare per accelerare le operazioni. Virarono per permettere alla nave di posizionarsi al centro dello stretto canale che separava le due strisce di terra. Sembrava che fosse più largo ma una volta entrati si accorsero che la distanza era minima, la nave ci passava agevolmente perché era piccola, ma le scogliere di destra erano imponenti e sovrastavano lo specchio d’acqua sottostante. Erano incantati dalla visione di quelle due rive opposte, procedevano a remi, inutile fare vela in quelle condizioni, i remi davano più possibilità di manovra improvvisa.

Non erano ancora giunti alla metà del canale quando improvvisamente si alzò il vento e nello stesso tempo una strana e violenta corrente sottomarina fece sbandare la barca. I rematori si trovarono nella condizione di non poter reggere la forza della corrente e del vento, la barca prese a sbandare e nonostante gli sforzi degli uomini andò alla deriva. Il vento la spingeva contro la parte rocciosa che era a dritta. Le onde non erano alte, ma la corrente era forte e impetuosa, si era impadronita della barca e la stava sballottando verso la costa.

Il capitano cercò di vincere quella forza facendo alzare qualche vela per cercare di contrastare il vento, ma il risultato fu che rischiarono di capovolgersi. Lui era incredulo, non capiva come potesse succedere questa sequenza di fatti negativi. Avevano navigato in mare aperto per giorni senza problemi e adesso in un braccio di mare in teoria protetto da due lati stavano rischiando tutto. Non vedeva una via d’uscita, voleva fare ancora un sacrificio alla Dea che doveva proteggerli, ma la situazione era tale che non poteva distogliere nemmeno un uomo dalle manovre per salvare la nave e i suoi occupanti. Per quanti sforzi facessero la nave andava sempre di più dritta verso gli scogli. A quel punto, trovandosi quasi a ridosso della parete rocciosa Agatos non poté fare altro che ordinare di abbandonare la nave.

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