Alessandro Perissinotto, scrittore torinese, classe 1964, ci accompagna e ci porta a conoscere ed incontrare  vicende della STORIA di Torino dal dopoguerra ai giorni nostri, raccontando delle evoluzioni, in positivo e in negativo, della Grande Madre, la FIAT, che si intrecciano con la Storia, le crisi ed i dubbi del protagonista, Guido Marchisio, dirigente di una grande azienda e nominato “tagliatore di teste” dai vertici aziendali, causa ristrutturazione e delocalizzazione (oggi come cinquant’anni fa).

Cosa che non lo trova contrario.

 

Però, nella sua vita di successo, avviene quella ‘smagliatura’ inattesa che ti costringe a fare i conti con té stesso.

 

Chi è veramente Guido? Ma, è veramente Guido, o l’Ernesto con cui è appellato un giorno in un bar?

Il passato torna a bussare prepotentemente: cosa c’entra lui, ricco, rampante, arrivato e in ascesa professionale, con terrorismo e bande armate?

 

Così la sua vita si frattura e si divide in due: da un lato i “doveri” aziendali di licenziare e trasferire in località più economicamente favorevoli le attività e dall’altro i “doveri” verso sé  stesso, che a poco a poco si fanno sempre più impellenti ed urgenti.

Si ritroverà coinvolto suo malgrado in ciò che non si aspettava e dovrà prendere delle decisioni.

 

La narrazione ti ‘cattura’ e si fa seguire di getto.

 

La STORIA si fa inseguire, interpretare e (ri)conoscere anche da chi non l’ha vissuta da vicino.

Fra il 1974 e il 1976 ero a Milano per lavoro e ricordo le atmosfere e le tensioni di quei periodi, come le morti assurde e inutili di Varalli, Zibecchi, Miccichè e tanti altri giovani (ricordate nel romanzo).

Come se ci fosse una qualche “utilità” ad una qualsivoglia morte!

Tutto questo si respira nel libro, insieme alle (purtroppo non meno amare) ansie dei nostri giorni (la storia si dipana nel 2011).

 

Strutturato in maniera attenta ed originale, si fa seguire tutto d’un fiato fino alla fine.

Ed in questo caso, pur non trattandosi di un giallo, il finale sarà…

 

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