Don Fabrizio li guida fra Toledo e Spaccanapoli, da Montecalvario al Duomo con l’immancabile sosta a San Gregorio Armeno, dove la creatività degli artigiani ideatori e realizzatori delle figure in terracotta per il presepe già allora ogni anno creava nuovi personaggi. E poteva mancare, anche rischiando di farlo scambiare per uno dei tre Re Magi, quello stravagante del Principe Selim, il turco venuto anche lui nella nostra Bell’Italia per il Grand Tour, che incredulo sta per assaggiare una Santarosa? E a guardar bene fra le creazioni dell’anno precedente quella figurina era affiancata da altri due ben noti personaggi: Rossini e Isabella, naturalmente.

Tanti erano i napoletani, attaccatissimi alla tradizione presepiale, venuti per tempo a San Gregorio Armeno per fare acquisti con più tranquillità che sotto Natale e magari anche con qualche sconto. Nuove statuette in terracotta, i “pastori”, ma anche casette, cieli stellati, pecorelle… potevano tornare utili a dicembre quando per l’Immacolata fino alla vigilia ferve la costruzione dei presepi in tutte le case di Napoli.

A un certo punto fermo davanti a una bancarella che esponeva articoli di qualità Ottavio, molto divertito, capta un battibecco fra un padre, Luca, “pazzo” per la tradizione del presepe col figlio strafottente, Tommasino, l’ultimo nato, ora giovanotto ma detto ancora Nennillo tanto che era viziato da mammà, Concetta, subito sparita in avanscoperta verso alcune bottegucce che sapeva lei per cercare, su indicazione di suo marito, «certi pastori che si sono rotti».
– Va bene, Lucarie’, vado e torno, e ti dico quello che trovo, poi ci ritorniamo insieme.
– Cunce’, noi non ci muoviamo di qua, e qua ci troverai.
Nennillo, che si pone con fare indisponente, chiede che cosa siano venuti a fare tutti e tre fra la confusione di tanta gente tutta assiepata
davanti a quelle bancarelle.
Il padre, il volto segnato come da una fame atavica, sta ammirando le faccine e i particolari dei pastori, e parla soprattutto a se stesso.

– «Io sono un appassionato. Quando viene Natale, se non faccio il Presepio mi sembra un cattivo augurio. Abituato che la buonanima di mio padre lo faceva per me e mio fratello Pasqualino quando eravamo piccoli… poi l’ho fatto io per i figli miei Ninuccia e Tommasino…», a cui chiede se gli piace ’o Presebbio:

– «Te piace, eh? Te piace!».
– «No», è la risposta seccata, che sembra voler troncare il discorso.

E il padre insiste:

– «Ma io non mi faccio capace! Ma lo capisci che il Presepio è una cosa
religiosa?».
– «Una cosa religiosa…? Ma fammi il piacere!».
– «È questione che tu vuoi fare il giovane moderno… ti vuoi sentire superiore».
E gli chiede ancora:
– «Te piace ’o Presebbio?».
– «No».
Padre e figlio stanno ancora discutendo sul Presepio quando ritorna donna Concetta tutta contenta per aver trovato ciò che cercavano, e Ottavio, piuttosto esilarato da quel quadretto familiare, si allontana da San Gregorio Armeno per raggiungere Prosdocimo e don Fabrizio.
Fu tutta una gioia il perdersi in quel dedalo di vicoli e poi ritrovarsi, smarrirsi e ancora ricongiungersi
e rismarrirsi per infine rivedersi.

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