Vorrei avere una macchina in grado di cancellare ogni traccia di te dalla mia mente. Ogni traccia del tuo odore dalle mie mani. Ogni tuo sguardo. Ogni tua fattezza. Ogni sagoma in controluce. E mondare il mio cervello da ogni tuo ricordo, ogni tuo gemito, ogni tuo piccolo impercettibile movimento quando ti sono dentro. Strappare la tua lingua dalla mia. Staccare ogni lembo del tuo umore dalla mia pelle. Perché io non ci riesco. Non ce la faccio. Perché tu sei nei miei recessi e ne sei la padrona. Perché tu non mi basti mai. Perché tu sei l’amore che vorrei. L’amore che non conosce pietà.

Mi ci vorrebbe una macchina. Una crudele macchina arcigna. Freddo metallo, processori e calcoli essenziali. Una macchina che facesse lo sporco lavoro. Che riuscisse ad arrivare nello sprofondo dei miei fondali, dove la luce non filtra, ma ci sei tu. Tu e il tuo sorriso. Tu e il tuo corpo. Tu e la voglia che mi esplode dentro. Perché è così triste e vuota la vita che c’è là fuori senza di te, senza la tua presenza. Inutile come una cornice senza un quadro, una spiaggia senza il mare. Come una risacca senza rumore. E a me non resta che vivere il momento. Vivere la tua assenza, mentre tu sei altrove. Chiusa dentro quell’astruso palazzo senza fiori. Dentro la tua vita preconfezionata, fatta di compromessi e di consuetudini desuete. Persa sotto quel cellofan immacolato che incarta la facciata smunta.

E il grido mi sale dentro. Un urlo fatto di mille voci. Un urlo primitivo, cosparso di ruggiti e di rancore. Di freddo della notte. Di buia solitudine. Di bagliori cosmici. L’unica risposta è urlare. E urlare, urlare fino a quando il fiato mi abbandona. Urlare alla luna, ai venti, alla terra arsa. Agli alberi ciclopici. All’aria che mi circonda. Urlare l’ira, la rabbia, il dolore che ho dentro, quello che mi nasce d’impeto la sera quando allungo la mia mano senza trovarti, senza sapere dove sei, dove sono. Perché senza te io non sono in nessun posto e nessun posto è casa mia. Un lupo affamato e ferito che vaga nella notte, questo sono. Questo io sono senza il tuo respiro. Senza i tuoi occhi fissi dentro i miei. Senza il tuo volto appiccicato al mio. Fino a quando l’alcol entra in circolo. E la vista si annebbia e le mani non tremano più. E la pace arriva piano, sovrasta ogni cosa avvolgendola come un abbraccio di una premurosa madre. Come una delicata carezza. Come un sonno perenne fatto di sogni dove tu ed io siamo qui, adesso.

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KIDULT

15 December 2018

- Che cosa hai pensato di fare? - La domanda poteva essere anche adeguata, ma non quel giorno e, soprattutto, non in quel luogo e in quella situazione. Si erano conosciuti un mese prima. Al Museo di Cultura interetnica di Stoccarda si presentava l’ultimo saggio di Josef Foria sul dissenso [...]

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15 December 2018

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14 December 2018

Autunno, Autunno che bella stagione, è tempo di castagne, di vendemmia, di cambio di stagione negli interni degli armadi... cambio di stagione? Dipende dal cambiamento climatico come gli gira, comunque l'autunno è bello anche perchè le foglie degli alberi cambiano colore, diventano di quel colore [...]

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POVERI MA BELLI

Ovvero, dialogo anni ’60 fra due sfigati romani ai tavolini di un bar gelateria di Piazza Navona

14 December 2018

- Ahò! E svejate core!! Che' stai a ffà tutto er giorno ar sole a magnà gelati!!! - Anvedi er Fuffas!!! - Ahò, che ffai? - No’ vedi, pijo er sole, no? E me magno pure er gelato a' Tre scalini, a' faccia loro... - Ma cccambia bare, vattene de fronte e te guardi er Bernini e er Borromini! - Ma che [...]

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L’ASTICE CUI TENDEVI…

13 December 2018

- Hai messo in freezer il tuo amore! Ti sento lontana! - La solfa si ripeteva da qualche tempo e lei non sapeva come farglielo capire. Eppure quella domenica erano andati a pranzo fuori: finalmente soli! Era una tiepida giornata di metà settembre e avevano deciso per il solito Ristorante sul [...]

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Nel museo dell'opera dei pupi

13 December 2018

Il guardiano controllò che tutte le porte e gli infissi del museo fossero chiusi per la nottata. Quel palazzo, che un tempo era stato adibito ad altre mansioni, ora era stato trasformato per accogliere una tradizione siciliana, che era conosciuta e frequentata da tutti ma che, in seguito alle nuove [...]

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solo un padre

12 December 2018

I tuoi occhi nei miei Ti stringo amore mio Tu che mi hai donato l’amore Io che ti ho donato la vita Ti cercherò domani e tu mi darai la mano Cammineremo tra strade senza più barriere, tra giochi d’infinito e sguardi di bellezza Accompagnerò i tuoi sorrisi in silenzio e giocherò alla vita regalandoti [...]

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12 December 2018

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WET  BUTTERFLY     

12 December 2018

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ESSERCI

11 December 2018

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Semper fortis

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