Il giorno dopo.

Si tolse il cappello e il cappotto e li buttò sul divano insieme alla borsa, poi andò al piano superiore per vedere se la bambina dormiva ancora, non voleva trovarla sveglia a causa delle voci e tantomeno voleva raccontarle ciò che era appena accaduto.

Mentre saliva le scale, il telefono prese a squillare, "e che diamine! ma cos'è, un complotto?!" pensò l’uomo. Scese le scale in fretta, prese la cornetta del telefono e:

«Pronto vaffanculo chiunque tu sia a quest’ora di notte».

« ... ... ... » riattaccarono.

Pensò che i ragazzini a quell’ora della notte dovrebbero essere già a letto anziché fare scherzi telefonici. Sperò che quello che avesse detto bastasse a fermarli o che, magari, disturbassero qualcun altro per quella notte. Per non correre altri rischi decise di staccare la spina, mentre si stava chinando, il telefono riprese a squillare, sollevò la cornetta per la seconda volta:

«Insomma la volete...».

«Papà...».

Questa volta furono loro a riattaccare. Rimase immobile con il telefono ancora in mano fino a quando non realizzò il peggio, appoggiò il ricevitore sul mobile e si fiondò in camera della figlia. L’orrore: il letto era vuoto, la chiamò a voce alta, ma niente, a rispondere fu solo un lugubre silenzio, controllò in bagno con il cuore in gola, vuoto anche quello, fece tutte le stanze della casa in apnea, non la trovò da nessuna parte. Era in preda alla disperazione più nera, il cuore gli batteva frenetico in petto tanto da poterne sentire il rumore e pulsare nelle vene e nelle orecchie, le mani gli si congelarono. Tornò in salotto e sistemò la cornetta sul telefono e dopo qualche secondo, l’apparecchio riprese a squillare. Rispose.

«Spero di aver catturato la tua attenzione. Sai è un brutto affare Morris, non dovevi rispondere in quel modo alla baby-sitter, c’è rimasta male poverina; e ora come si fa?» disse una voce maschile dall’altra parte del telefono.

«Chi sei e dove è la mia bambina?» chiese Thomas con rabbia.

«Calma...! Non ti preoccupare, la bambina è al sicuro, non le faremo alcun male almeno che... tu non decida di fare l’eroe...» disse la voce.

«Giuro su Dio che se solo ti azzardi a toccarla, ridipingerò le pareti di casa tua o di quel buco merdoso dove vivi col tuo stesso sangue, e non basterà l’acqua di tutto il mare per lavarlo via...» ruggì l’uomo alla voce.

«Ma sentilo, mi minacci ora...! Lascia che ti spieghi una cosa molto semplice: non sei nella posizione di poter fare un bel niente. Dimmi... Morris, quanto vale la vita di tua figlia?» disse l’uomo con voce ferma e calma.

«Va bene, va bene... basta che non le fai del male. Dimmi che cosa vuoi?»

«Ciò che muove il mondo: il vil denaro, 800.000 dollari credo che possano bastare per riscattare la piccola Jenny, pagherai in contanti, dove ho intenzione di andare non accettano carte di credito e se le cose saranno fatte per il meglio potrai riabbracciare tua figlia. 800.000 dollari in banconote da piccolo taglio, non rintracciabili, per favore. Ti diremo noi dove fare lo scambio, ok? È tutto chiaro?» concluse l’uomo.

«Sì, tutto chiaro… ma io non ho tutti quei soldi! Ma chi ti credi di aver rapito, la figlia di Rockfeller?»

«Sei tu quello che lavora in banca o no!? Aguzza l’ingegno Tommy. Ah! Dimenticavo: se informi la polizia, tua figlia muore; se informi l’F.B.I., tua figlia muore; se mancano soldi, tua figlia muore; e se sento l’odore di un boy-scout tua figlia te la puoi scordare, intesi? Se tieni a riaverla farai meglio a eseguire alla lettera tutto quanto. Ok?» concluse minaccioso il rapitore.

«Va bene. Farò come vuoi...» disse Thomas rassegnato.

«Bene! Allora ci risentiamo fra tre giorni e se hai i soldi ci organizzeremo per lo scambio».

La comunicazione terminò, ora non restava altro da fare che organizzarsi. Doveva pensare a come prendere i soldi dalla banca, riflettere il più in fretta possibile. Andò al minibar del salotto, prese del brandy poi spense tutte le luci della casa e rimasi seduto al buio.

 

Santiago Montrés

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