A Palermo la Villa Sophia, ospedale cittadino, è stata un tempo una splendida dimora nobiliare palermitana. Tuttavia, nonostante i fasti del passato, la villa fu venduta alla Croce Rossa che successivamente la cedette  alla Regione siciliana. Oggi è un affollatissimo ospedale, dove ogni momento si lotta per la vita.

Arrivati sempre di fretta e furia al pronto soccorso, mentre si è in attesa di essere visitati, capita di scorgere una donna preoccupata che si avvicina e si siede accanto al ferito. Ha lineamenti graziosi e finezze di bambola dell'Ottocento. E sembra aspettare qualcuno.

Sophia è ansiosa che la sua villa sia in ordine ed è pronta ad accogliere chi sta male, chi soffre, chi è ferito, chi non ce la fa più. Racconta della grande importanza che la sua villa ha e ha avuto nell'accogliere, già nel passato, medici e sanitari e che lì esiste una missione sacra, perché un ferito o chi sta male non vede uno sconosciuto ma Gesù, il Cristo.

Sophia  sorride, quasi a voler confortare chi si lamenta e quel sorriso pare sia una carezza dal cielo ed un conforto nel buio della sala d'attesa mentre c'è in arrivo un codice rosso. Intanto altri sono in attesa di cure per superare la propria malattia, che debilita e rende infelici questa nostra bella vita.

E la villa, un tempo luogo di ricevimenti, vive ogni giorno la speranza che con gli sforzi umani si possa sempre aiutare il prossimo a lenire le proprie sofferenze.

Ne è ancora convinta Sophia, che apre le porte della sua dimora alla bellezza della speranza.

Silenziosa all'alba scompare per apparire di qua e di là durante la giornata e la nottata.

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