Erano le due del pomeriggio, e Roma a quell’ora era sonnolenta e silenziosa; era l’ora del riposino post-pranzo e la metropolitana ricalcava appieno il silenzio e la sonnolenza dell’intera città.
Insomma erano le due del pomeriggio e come ogni giorno mi recavo al lavoro. 
Mi sedetti in metro dalla stazione subaugusta e mi misi comoda perché sapevo bene che sarei rimasta in quella posizione almeno per i successivi trenta minuti. Cacciai fuori dalla tracolla il libro del momento e mi accinsi ad ignorare tutto il resto; prima però diedi un’occhiata veloce a chi mi sedeva attorno, e di fronte a me notai questa ragazza, giovane, decisamente molto incinta, che sedeva sul limitare del sedile come avesse paura di schiacciare, nella posizione, ildolce fardelloche portava in grembo; le lanciai un fugace sorriso e tornai a leggere. 
Dopo un paio di fermate notai con la coda dell’occhio che la ragazza cominciava a muoversi sulla sedia in modo poco naturale; sollevai di nuovo lo sguardo, faceva delle smorfie di fastidio e cambiava spesso posizione; si toccava la pancia, forse il bebè stava calciando, decisi che andava tutto bene e tornai a dedicarmi alla lettura. Le fermate si susseguirono l’una dopo l’altra ed il vagone cominciò a riempirsi, nessuno faceva caso alla giovane donna seduta di fronte a me.
Poi....all’improvviso...un grido. 
Alzai di scatto gli occhi a guardarla e la vidi sommersa in un mare di acqua; tutti i passeggeri che erano vicino a lei si alzarono come molle; un signore le fece notare l’ovvio:
-Signorina, perde liquidi!- 
Lei urlò di dolore, si teneva il ventre come se aveva paura di perderlo e divenne pallida. 
Una donna, decisamente più esperta del passeggero di prima, fece la sua diagnosi:
-Le si sono rotte le acque!-
Io mi alzai in piedi ignorando il libro che mi cadde dalle ginocchia, e messe le mani a megafono urlai anche io:
-C’è un dottore in questo treno?-
 Si fece avanti un ragazzo dal fondo:
-Io sono infermiere, non ho molta esperienza in ostetricia, ma posso fare qualcosa!- 
E qualcosa la fece: intanto allontanò la gente che si era accalcata attorno alla ragazza, poi la fece distendere sulla fila di sedili arancioni e le si mise davanti. 
In quel mentre si fece largo una signora con un mega borsone stretto nella destra:
-Io sono appena stata al mare, ho con me degli asciugamani se possono essere utili!- 
L’infermiere neanche le rispose, afferrò la borsa e infilò gli asciugamani sotto la schiena della “quasi mamma” che tra l’altro non aveva smesso di urlare ad intervalli regolari. 
Qualcuno domandò:
-Ma se sapeva che stava per partorire perchè non è andata all’ospedale?-
-Credevo di fare in tempo!- fu la risposta della partoriente che, la vidi, cominciava a sudare. In tutto questo trambusto nessuno si era reso conto che il treno stava continuando a viaggiare con il consueto ritmo, ed i passeggeri attorno a noi si davano il cambio tra entrata e uscita; sicuramente non erano passati più di due-tre minuti dal primo grido della ragazza, che tra una contrazione e l'altra disse di chiamarsi Chiara. 
Mi feci nuovamente sentire:
-Qualcuno dovrebbe dire al macchinista di fermarsi, di bloccare il treno e di far venire un’ambulanza!- 
Vidi un ragazzo uscire di corsa; poco dopo entrò il macchinista perplesso e palesemente in preda al panico:
-Oh mio Dio...ma sta partorendo davvero?- 
L’infermiere sollevò la testa, tutti noi inutili passeggeri ci tenemmo a distanza,
-Non ancora, ma non manca molto. - 
Chiara piangeva, aveva paura, chiesedel marito. Ottenuto il permesso di frugare nella sua borsa afferrai il cellulare e cercai il numero del coniuge; nel frattempo la metro era ferma, i curiosi aumentarono ma erano bravi, nessuno si stava avvicinando troppo alla sala parto improvvisata; non so come masi materializzò perfino un cuscino che venne messo sotto la testa di Chiara, e qualcuno le porse dell’acqua. 
-Spero davvero che l’ambulanza arrivi in tempo, è già dilatata ed io non ho idea di come far uscire questo bambino...- 
-Non si preoccupi qualcuno arriverà...Che diamine ci sono donne che si fanno anche ventiquattro ore di travaglio! Possibile che lei ora debba partorire in dieci minuti?-
Venni subito smentita da un rinnovato grido di Chiara: la ragazza aveva dei polmoni eccezionali. L’infermiere perse colore. 
“Perfetto”- pensai-“Ci manca solo lo svenimento dell’unico in questo treno che ci capisca qualcosa”.
Poi, il miracolo; vidi dei paramedici scendere frettolosamente le scale con una barella.
Si fecero largo tra la folla  ed entrarono decisi nel vagone. Con un cenno di ringraziamento allontanarono l’infermiere che andò a sedersi dove prima ero seduta io e con il nostro aiuto riuscirono a trasferire la ragazza sulla barella.
La situazione era più grave del previsto, non c’era il tempo di portarla di sopra: Chiara doveva partorire sul momento! E che parto signori! 
Un tripudio di volti lì a far da testimoni al miracolo della vita, commossi, mentre le mani esperte del paramedico sorreggevano la testolina rossa del neonato. Attorno a me decine di passeggeri osservavano a bocca aperta e gli occhi lucidi un nuovo essere umano venire al mondo nella situazione più strana che possiate immaginare: asciugamani da spiaggia e barella poggiata sul pavimento di un treno della linea A, fermata Vittorio Emanuele. 
Devo dire che tutti ebbero la delicatezza e l’educazione di non filmare l’evento, almeno non dalla parte dell’uscita, diciamo, e Chiara dal canto suo, non sembrò minimamente turbata dal fatto che mezza Roma le stesse guardando tra le gambe. 
Passò un minuto di attesa ansiogena, poi due, il bambino sembrava essersi bloccato lì così; Chiara urlava e stringeva la mano di una passeggera che si era chinata su di lei per farle forza; nel mentre un altro paramedico le aveva infilato sul volto una mascherina con l’ossigeno. Vi sembrerà incredibile ma in quel momento non volava una mosca...Ed era la prima volta che in una metropolitana tanto affollata mi capitava di non udire niente, non un suono, né una voce, né uno squillo di cellulare. 
Poi giunse il pianto del bambino e tutti tirammo un sospiro di sollievo: era uscito anche con il sedere e le gambine, stava bene e respirava a pieni polmoni.
- É maschio!- esultò il paramedico e Chiara sorrise lasciando ricadere la testa su quel cuscino che non ho mai capito da dove saltò fuori.
Eravamo felici, ci abbracciammo tra di noi come se fossimo stati amici da sempre, le signore anziane si asciugavano gli occhi col fazzoletto di stoffa e i bambini saltavano sul posto per riuscire a vedere qualcosa tra il marasma di gente.
-Lo chiamerò Vittorio- bisbigliò Chiara da sotto la mascherina.
Quasi contemporaneamente arrivò la polizia per far sgombrare la zona e permettere così alla barella di raggiungere l' uscita, ma non era ancora finita: da lontano giunse una voce forte e perentoria, la voce di un uomo che si avvicinava e che neanche le forze dell’ordine riuscirono a soffocare.
-Permesso, permesso, fatemi passare...Io sono il padre!-
 Esplodemmo tutti in un fragoroso applauso spontaneo.

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