Il mio cuore si è fermato di nuovo. Questa volta il dolore è stato più intenso, più forte ed irruento di prima. Sono un zombie, un attante che gira per casa alla ricerca del suo IO, un’essenza che è stata di nuovo sfruttata, malmenata, depredata del proprio buon senso. Siamo alle solite: in questo mondo, in una realtà disgraziata, solo i peggiori hanno vita facile, chi ha voglia di fare, chi possiede la caratteristica dell’umiltà, ogni volta riceve un pugno in viso. Questo colpo è sempre più violento del precedente ed i segni non vanno via, rimangono attaccati sulla pelle e si sedimentano nello spirito.

Pensavo che la mia vita avesse intrapreso una svolta nuova, diversa, che potesse concedere la forza necessaria per perseverare, per credere di potercela fare, invece il destino ha giocato di nuovo un colpo basso, regalandomi un altro dolore, un’altra delusione. E non serve a nulla analizzare la situazione, non basta trovare i pro ed i contro, quando ti rendi conto che questo è successo perché nel mondo non c’è spazio per uno come me, allora la rabbia sale, il malessere diventa perpetuo e ti trovi a mentire anche alle persone care. “Cosa penseranno di me?” Questa domanda mi assilla da giorni “Penseranno che io sia un fallito? O forse già lo sono?”

Il mio è un lungo esame di coscienza, un lungo e tormentato dialogo con me stesso che sta portando alla luce sentimenti, umori e spettri che credevo di aver sconfitto o quanto meno credevo di aver messo a tacere.

E pensare che alla radice di tutto questo c’è una stupida mail, poche righe scritte di fretta e furia, con tanti refusi e senza nessuna punteggiatura. Una breve lettera, un potente colpo in testa e al cuore, un nuovo dolore, un nuovo tassello da aggiungere ad una vita di sofferenza e di tanti “chissà”. Credevo di essere salito sul treno giusto, credevo che la vita regalasse finalmente una gioia (seppur labile ed intangibile), invece il mio momento non è arrivato, ancora. Sono qui a piangere, a trovare la forza necessaria per andare avanti, ma il dolore è così destabilizzante che mi trapassa da parte a parte.

Sarò un buono a nulla, non sono capace di concretizzare qualcosa nella vita? Credevo in qualcosa, di essere bravo, competente, ma è quando accadono cose del genere che le poche certezze accumulate spariscono nel nulla. Che vita, che disagio, com’è faticoso rincorrere i sogni.   

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