Un arancio stava nella campagna assieme ad altri alberi. Egli vedeva passare gli uccellini in cerca di miglio o le nuvole in cerca di requie. E stava lì, annoiato, perché in tutto questo tempo non era riuscito a capire il vero significato della sua vita, sempre uguale, sempre senza entusiasmi. Ma un giorno accadde un evento eccezionale. Sul suo ramo scheletrico in quella mattina era apparsa una zagara profumata. Quant'era bella e delicata, tutta racchiusa come fosse un desiderio d'amore e l'arancio, a guardarla fiorire lentamente, se ne innamorò perdutamente. Con i suoi rami cercava di proteggerla dalle intemperie e come braccia estese in sua difesa le evitavano ogni esperienza negativa e traumatica. Sembrava che tanta cura e accortezza potessero preservarla dagli eventi della vita. Ma un soffio di vento, più impetuoso degli altri, la strappò dal ramo e la portò via lontano dal suo albero. Ella rimase in sospensione nell'aria, sbattuta di qua e di là, per tanto tempo quando si adagiò su un prato fiorito e fu fiore avvizzito in mezzo agli altri fiori splendenti. Intanto l'albero, avendo perso la gemma più bella che la  sua esistenza avesse visto, cominciò ad intristirsi e a perdere entusiasmo per la vita. Si fece secco e senza speranza di risurrezione. Una farfalla dalle ali d'argento, che aveva visto tutto, s'impietosì  per quell'albero che stava spegnendosi lentamente e volò alla ricerca di zagara. Percorse tutto quel territorio e nonostante fosse stremata per il volo poderoso, continuò la sua ricerca fin quando la vide e la raggiunse. La prese con sè e la portò all'albero in attesa e speranzoso. Sul suo ramo la zagara cominciò a profumare per comunicare al mondo il ritrovamento del suo amore e per invitare ogni farfalla a riempirsi di polline delizioso.
Fu così che da quell'amore nacque il frutto dell'arancia, rosso e saporito, che rende profumata la conca d'oro, la più bella del Mediterraneo e del mondo intero.
Le farfalle volarono sempre su quelle zagare come custodi di quella felicità primaverile. E finalmente l'arancio comprese il vero senso della sua vita e fiorì per numerosi e lunghissimi anni.

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Dentro il materasso

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01 October 2026

Ada aveva imparato che il mondo ha un odore. Non quello del pane caldo o dei tigli d’estate. Il mondo odorava di cemento bagnato, ferro, ascensori chiusi, ospedali, cappotti umidi. Odorava di corpi che si sfiorano senza vedersi. Di paura. La paura, Ada la percepiva prima delle parole. Forse per [...]

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01 October 2026

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30 September 2026

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Dacci oggi il nostro disagio quotidiano

30 September 2026

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Action!

Storie in 280 caratteri

30 September 2026

Sono fermo sul marciapiede e improvvisamente sento qualcosa di duro e freddo che mi preme sulla nuca. Una voce femminile mi intima: “cammina senza girarti, altrimenti…”. Vado avanti terrorizzato, poi la voce riprende: “entra in quel vicolo, svelto”. Tre passi e… Stop! Buona la prima!

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Ritratto post mortem del mio amico

29 September 2026

Mi hanno chiesto di dire due parole su Paul, ora che se n'è andato, e confesso che il compito mi mette a disagio più di quanto mi abbia mai messo a disagio la sua presenza in vita. Perché ricordare un uomo significa, per forza di cose, trattarlo come una totalità compiuta, ma ciò che ci rimane [...]

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Ti fai un’idea dell’equatore e poi vieni smentito dalla realtà. Se atterri ad Arusha vedi il Kilimanjaro perennemente innevato. I dolci pendii del vulcano ti ingannano. Puoi scalarlo a piedi, fino a 3.000 metri. E ti inganna, come tutto il resto. A quella quota rischi ustioni severe, ma la temperatura [...]

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L'esecuzione

28 September 2026

«Ascolta. Mi senti? Ci sei? Devi ascoltarmi bene. Inutile che ti agiti, non puoi muoverti, ascoltami! Tanto il tempo non ci manca. Guarda questo soffitto a pezzi, la muffa, guarda l’intonaco che cade. La vedi l’umidità che mangia gli angoli di questa stanza? Siamo noi, so che per te non è così, [...]

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ETTORE — Napoli, 25 marzo 1938, ore 22 La penna gratta sul foglio e io la lascio grattare, perché è più facile scrivere che pensare a voce alta. A Carrelli scrivo che ho preso "una decisione ormai inevitabile", e mi accorgo che la frase suona come una diagnosi clinica più che come un addio. Forse [...]

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