Fin da piccolo il giovane Sasà aveva avuto il pallino dell'arte. Ed invece di mangiare durante l'intervallo scolastico, si conservava i soldi e se li andava a spendere vicino al Politeama in un  negozio che vendeva tutto il necessario per gli artisti: colori, tele, pennelli etc. Tutto era cominciato quando suo padre durante un'estate gli aveva regalato un cavalletto da stanza e la valigetta dei colori ad olio Egli così aveva cominciato a soddisfare la sua passione. Poi un giorno conobbe Renato Guttuso e fu ammaliato dalla sua produzione artistica tanto da seguire pure un corso da catalogatore per vivere fra le tele del grande maestro, custodite a Villa Cattolica in Bagheria. Era innamorato di ogni tela del maestro; ma quella che più lo entusiasmava era La Vucciria, dedicata al celebre mercato palermitano. Una fantasmagoria di colori ed odori del mercato, "l'abbanniata" dei venditori ed il "passìo"dei clienti alla ricerca del miglior prezzo. Anche lui aveva provato a disegnare con lo stile realistico del Maestro ed era riuscito a riprodurre una fetta di vita quotidiana. Ma in Guttuso prevaleva il virtuosismo d immagini che si animavano, rumoreggiavano, vivevano. I quadri di Guttuso erano poesia e colore, musica e rumore, vita e riproduzione di emozioni. Una pittura che ammaliava tanto da far vivere la sindrome di Stendhal anche nella pinacoteca di Villa Cattolica. Le figure si animavano e tu vedevi il pescivendolo che innaffiava d'acqua fresca il pesce, il fruttivendolo che sceglieva la frutta buona ed eliminava quella ammaccata, la vecchietta che si lamentava del prezzo e richiedeva che venisse ripensata, attori di un mercato sempre uguale che aveva tutto il gusto arabo della vita frenetica della casbah. 
Così Sasá rimase tutta la vita a studiare quelle tele e a viverle con la sua immaginazione ed ancora oggi, lui piccolo pittore della domenica, non è riuscito a creare nelle sue composizione la magia di quel  pittore bagherese, onore evento della Sicilia tutta, dell'Italia dell' Europa e dell'arte mondiale

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