Il volume della televisione è a sessanta. In qualunque stanza ci si sposti la voce di Carlo Conti riesce a penetrarne le pareti, propagandosi ovunque. La madre è seduta nella cucina, ch’è anche il salotto, davanti a una Tv che per dimensioni si usa solo in cucina. Guarda il solito programma  delle sette. D’improvviso le sue parole si fanno più alte di quelle del conduttore: -Marco!! Marco! Corri presto vieni! Vieni qua!-. Il figlio esce dalla camera preoccupato che sia accaduto qualcosa e la raggiunge . La tavola è apparecchiata: nel mezzo una piccola insalatiera e un pezzo di pane, due bicchieri, due tovaglioli. Sui fornelli una padella e due bistecche.
- Ma stai bene?- dice lui. –Guarda! Certo che sto bene, mai stata meglio.- la donna s’agita e con le dita indica lo schermo, poi continua: - Duecentomila euro! Non ne ha sbagliata una e ha scritto mela. È giovane come te, vedi?- Il figlio non dice una parola. Sta immobile di fronte a lei. –Ci siamo ci siamo! Guarda, sta per aprire la busta. - Silenzio. “La parola di questa sera è…” La madre incrocia le dita, chiude gli occhi, l’udito rapito dalla voce di Conti, le piace la voce di Conti, come quella di Scotti, Lippi,  Amadeus, e poi non si ricorda più, ha già dimenticato programmi e personaggi, e tutto diventa una specie di cartella da desktop dove ogni cosa si confonde.
 “La parola è…mela!”. A quel punto la donna apre gli occhi e scoppia in un applauso che rimbomba tutt’intorno: -Ce l’ha fatta! Ce l’ha fatta! Marco mio! guarda!-. Dal soffitto dello studio precipitano coriandoli arcobaleno, il concorrente quasi piange. È circondato da vallette alte e inarrivabili. 
Il vincitore parla: è il momento dei saluti; allora ci si sente bene e a nessuno frega più niente del lavoro d’ufficio, del Governissimo, dello Spread, dell’Agenzia dell’Entrate, della guerra in Siria, dei processi Berlusconi.
 La bocca è asciutta. Hanno sete. Fanno lo stesso gesto. 
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20 August 2026

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20 August 2026

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19 August 2026

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