Chiedevamo di essere portati via quando ancora non c’era la bufera.
John l’aveva annusata da qualche ora… era uomo di montagna, un selvaggio - il suo fiuto… una vera grazia. Il lamento del vento levava il suo urlo di guerra dentro le gole di giaccio, trafiggendo come una spada rovente il cuore di tutti. Il vortice di neve flagellava schernito i nostri corpi irrigiditi, mentre l’angoscia montava pompando a mille i battiti del nostro cuore. 
Le comunicazioni saltarono di un tratto, ogni luce si spense, e un’oscurità pesante come il piombo si abbattè sulle nostre vite, e tutto si fece nero come la pece. 
“Restiamo tranquilli”, gridò John a voce alta e con tono rassicurane. “Tranquilli… vi prego, tranquilli, ne usciremo vivi, ci verranno a salvare”. 
Nessuno proferì parola, e per pochi attimi la speranza si aprì timidamente alla vita.  
Poi, da lontano, l’eco sordo di un rombo di tuono annichilì ogni pensiero. Un’agitazione frenetica serpeggiò come scarica di fulmine dentro il cuore smarrito degli sventurati. 
Preghiere tremanti, sussurrate, parole di intercessione e il pianto, facevano da dissonante contrappunto alle micidiali raffiche di un vento che aveva raggiunto il massimo della sua furia… quando la terribile muraglia di neve si infranse come un’onda tsunami sull’Hotel, sommergendolo come zattera sulla battigia. 
Poi un silenzio tombale si addensò su ogni cosa, la bufera ritrasse appagata le sue fruste, e un’alba spettrale si affacciò impietrita sul disastro.

“Chiedevamo di essere portati via quando ancora non c’era la bufera, ma loro avevano altro da fare che pensare a noi - Gli affari sono affari”. 
John è morto, soffocato da una montagna di neve e di indifferenza… come oramai troppi in questo paese, abbandonati a loro stessi da uno stato canaglia che fa cassa sul loro dolore, sulle loro speranze e sulla loro buona fede.

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