Gli era esploso come un colpo in pieno petto. Era quasi un trentennio che non lo sentiva più. Da quando lei li aveva lasciati, lui e suo padre. Da un momento all’altro, senza un perché. Almeno per lui, che era troppo piccolo per avere accesso alla verità.

Era il profumo intenso di una boccetta magica mescolato al richiamo inconfondibile della pelle materna. Quella boccetta di vetro iridescente era uno dei ricordi più vividi dell’infanzia di Elio. Occupava un posto privilegiato sulla mensola di marmo del tavolino da notte. La mamma l’accarezzava spesso, quasi fosse stata una creatura viva, e si faceva baciare da lei l’interno dei polsi e la piega tra i seni con le gocce ambrate della sua linfa aromatica.

Quel profumo.

Elio lo aveva riconosciuto nel tempo di un respiro. I sensi più veloci del suo pensiero. Quando aveva capito e aveva rivolto il suo sguardo indagatore tra le persone che lo circondavano era già troppo tardi. Si era sentito piccolo come una virgola in un romanzo e aveva tenuto a bada a stento l’ondata di magone che gli aveva stretto la gola. Gli dispiaceva respirare di nuovo e cancellare forse per sempre il sentore di quella piena d’amore lontana, che era durata troppo poco per costruire sul suo viso una felicità duratura.

Una giovane donna colmò all’improvviso lo schermo d’aria davanti ai suoi occhi lucidi. Scivolò con le mani dentro le sue stringendo forte le dita tremanti di Elio. Faceva sembrare normale che qualcuno si fosse accorto del suo malessere e che addirittura si stesse occupando di lui. Elio non riuscì a trattenere un singhiozzo sordo, ma si riprese subito respirando profondamente. Lei aveva un profumo buono, sapeva di pane e di fiori insieme, un odore fuori dal comune. Le dita di lui composero piano carezze di gratitudine su quei palmi sconosciuti mentre la piega delle labbra avvezza all’amaro perse ogni durezza ed Elio si sciolse in un sorriso.

 

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