In una remota galassia c’erano due piccoli pianeti gemelli che si muovevano su traiettorie parallele, quasi coincidenti. Gli astronomi che li osservavano da quaggiù li avevano chiamati Start e Stop.
E c’era pure un sole tanto caldo e luminoso e potente che non se n’era mai visto uno simile in  nessun’altra parte; per questo i corpi celesti che ci giravano intorno ne erano attratti. Però si diceva che chi avesse tentato di avvicinarsi ad esso avrebbe corso pericoli inenarrabili, e dunque tutti si erano sempre limitati a contemplarlo da enormi distanze.
Ma una volta Start disse a Stop: – Io non ci sto. Sono stanco di spostarmi su orbite stabilite da altri. Prima o poi proverò ad avvicinarmi al sole; sono convinto che se ci riuscirò, avrò accesso ad un livello superiore e non brillerò più di luce riflessa – affermò in un sol fiato.
Stop lo guardò di sguincio e gli disse: – È dal Big Bang che noi semplici pianeti possiamo muoverci soltanto lungo percorsi fissi. La tua è un’idea suggestiva ma impossibile da realizzare. Accontentiamoci, è meglio. -
Ma Start non lo ascoltava già più, incantato da quell’unica luce capace di scaldargli il nucleo.
In seguito non riaprì il discorso, ma il suo moto cominciò ad essere irregolare, nervoso, quasi instabile. Quando tra lui ed il sole transitavano pianeti più grandi, si protendeva dalla loro parte per sfruttarne la gravità e provare a deviare la sua traiettoria nella direzione tanto desiderata. Ogni tentativo falliva miseramente e presto nelle sue viscere prese a ribollire un magma denso che ne scuoteva la superficie  provocando violenti terremoti.
– Che ti succede? – gli domandò allora Stop, non nascondendo la sua preoccupazione. – Così  finirai per distruggerti. –
– Mi annienterei lo stesso se rinunciassi ai miei sogni, o se non provassi almeno a realizzarli. –
– Ciò che hai in mente è contro ogni logica e buon senso. –
– Ormai ho deciso: voglio risplendere come una stella. Pensa: essere fonte di ispirazione per poeti e pittori, o diventare il luogo ideale vagheggiato dai filosofi; sentirsi piovere addosso i sogni degli innamorati quando di notte contemplano il cielo. Sono certo che se renderò migliore la mia esistenza, contribuirò a migliorare anche quelle degli altri. –
Stop tacque, combattuto tra un senso di sbigottimento ed uno di ammirazione.
Tra gli astri cominciarono a diffondersi strane voci sul conto di Start. Si diceva intendessesovvertire leggi cosmiche consolidate; che fosse mezzo matto e che gas venefici ammorbassero la sua atmosfera.
Per questo chi poteva si allontanava da lui o ne transitava alla larga. Non fosse statoper il suo amico Stop, la solitudine di Start sarebbe stata totale. Ma lui non mollava e continuava a pensare a quale fosse il modo per avvicinarsi al sole.
Tanto tempo trascorse prima che tutto accadesse all’improvviso. 
A causa dell’assenza di corpi celesti vicini, quei due pianeti erano rimasti scoperti da ogni lato, senza nulla che li proteggesse dalle minacce dell’immensità siderale. 
Un giorno un sibilo pauroso li fece sobbalzare, e subito dopo  l’ombra di un grosso asteroide oscurò le loro superfici. 
Il primo ad essere urtato fu Stop che vibrò ma non si spostò. La traiettoria dell’asteroide fu quindi deviata verso Start e su di lui l’impatto ebbe conseguenze ben diverse, perché il suo equilibrio era diventato precario a causa dei tanti scuotimenti che lo agitavano ormai da un pezzo. 
Start si mosse: sembrava di assistere ad una partita di biliardo, con giochi di sponde e bilie che si fermavano o rotolavano. 
A quel punto, anche la buona sorte volle fare la sua parte. Non solo l’urto fu tale da liberare Start dagli occulti vincoli che lo avevano obbligato a trascinarsi su ellissi che non era stato lui a disegnare, ma la violenta collisione lo proiettò proprio nella direzione che portava dritto al sole. 
Gli astri di quell’angolo di Universo lo videro fluttuare nel vuoto e andare dove nessuno era mai stato; gli videro fare cose incredibili, come roteare più velocemente intorno al proprio asse per tagliare in due l’energia oscura che gli sbarrava la strada, o riuscire a governare la sua nuova quantità di moto e stare perciò lontano dai buchi neri e da ogni altro pericolo. Ed intanto diventava un puntino sempre più piccolo ma sempre più splendente. 
Stop vibrò di nuovo, stavolta per la commozione. Era dunque vero che bisognava avere un caos dentro di sé per partorire una stella danzante. Se Start ce l’aveva fatta, tutti potevano sperare, a patto di avere la forza di seguirne l’esempio e di credere in un Universo migliore. 
Sospirò: già gli mancava; non avevano avuto nemmeno il tempo di salutarsi…
Riprese a spostarsi seguendo la sua orbita di sempre ma con un turbamento nuovo dentro.
“Buona fortuna, amico mio” pensò, augurandosi un giorno di ritrovarlo.



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