Parte IV – Fine

Quando arrivammo a casa, Briciola si era già ripresa abbastanza.

Non era ancora la Border Collie instancabile di sempre, ma il peggio sembrava davvero passato.

Naturalmente Gabriella capì immediatamente che qualcosa non quadrava.

Mi guardò.

Guardò Briciola.

Poi tornò a guardare me.

«Sei un incosciente.»

Era solo l'inizio.

Seguì un sermone lungo, dettagliato e, bisogna ammetterlo, ampiamente meritato.

Che non si portano due cani a passeggiare con quaranta gradi.

Che il caldo non si sottovaluta.

Che i cani non sono esseri umani.

Che ogni tanto, invece di fare l'esploratore, potrei limitarmi a usare il cervello.

Per una volta non replicai.

Aveva ragione lei.

E lo sapevo anch'io.

Mi limitai a farmi una lunga doccia.

Poi mangiai come se avessi attraversato il Sahara a piedi.

Naturalmente, non prima di aver riempito le ciotole di Poldo e Briciola con qualunque ben di Dio ci fosse in casa.

Scatolette.

Bocconcini.

Premietti.

Perfino quelli che normalmente venivano conservati per le grandi occasioni.

«Bravi ragazzi miei... ve lo siete meritato.»

Mangiarono con un entusiasmo che mi fece tirare il primo vero sospiro di sollievo della giornata.

Dopo pranzo mi sdraiai sul divano.

Briciola, senza dire una parola, venne a sistemarsi accanto a me.

Poldo, fedele scudiero della regina, si accoccolò poco distante.

Nel giro di pochi minuti dormivamo tutti e tre.

Profondamente.

Per più di un'ora.

Quando mi svegliai, Briciola era ancora lì.

Dormiva serena.

Mi avvicinai.

Le accarezzai lentamente la testa.

Poi le sussurrai:

«Ce la siamo vista brutta oggi, eh?»

Lei aprì appena gli occhi.

Aveva quella sua espressione dolce, intelligente, leggermente ironica.

Quella che ancora oggi mi manca immensamente.

Sono quasi certo che in quel momento mi stesse perdonando.

Ma, conoscendola, anche prendendomi un po' in giro.

Sembrava dirmi:

"Senti un po', genio..."

"Magari la prossima volta evita di portarmi a passeggio sotto il sole di mezzogiorno con quaranta gradi."

"Io sono un Border Collie, caro mio."

"Sono una creatura di Scozia."

"Posso correre per ore sotto la pioggia, nel vento freddo che ti entra nelle ossa, in mezzo al fango, con il cielo grigio sopra la testa."

"Quello sì che è il mio mondo."

"Ma questo caldo africano... no."

"Quello lascialo agli altri."

"Hai capito, zuccone?"

Scoppiai a ridere.

Le diedi un bacio sulla testa.

Poi le dissi soltanto:

«Lo giuro.

Non lo farò mai più.»

Lei richiuse gli occhi.

Come se quella promessa le bastasse.

Sono passati quattordici anni da quel giorno.

Briciola ormai non c'è più.

Eppure ci sono momenti in cui, passeggiando con Poldo o con gli altri nostri scapestrati a quattro zampe, mi sembra ancora di sentire quello sguardo.

Perché i cani hanno una straordinaria capacità di perdonare.

Non portano rancore.

Non fanno processi.

Non ti chiedono spiegazioni.

Ti guardano.

E, se ti vogliono bene, ricominciano semplicemente a fidarsi.

Forse è anche per questo che li amiamo così tanto.

Perché ci insegnano ogni giorno a essere persone migliori, pur sapendo benissimo che non ci riusciremo mai del tutto.

Quella passeggiata mi lasciò una grande paura.

Ma mi lasciò anche una lezione.

Da quel giorno, d'estate, le passeggiate si fanno all'alba o quando il sole è ormai tramontato.

L'acqua non manca mai.

Le soste nemmeno.

E ogni volta che vedo un Border Collie ansimare penso subito a lei.

Alla mia splendida regina.

A quel viaggio di ritorno.

A quei cento metri che sembravano infiniti.

E a quella promessa sussurrata sul divano.

Tra tutte quelle che ho fatto nella mia vita, è una delle pochissime che ho mantenuto davvero.

Perché certe paure ti cambiano.

E perché certi cani, anche quando attraversano il tempo e se ne vanno, continuano a camminare accanto a noi.

Silenziosamente.

Per sempre.

❤️

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