Spesso succede così.

Senza che il mondo se ne accorga, qualcuno di noi riceve una notizia.

E un giorno qualunque, in una casa qualunque, perde il suo senso di ordinarietà.

Ogni cosa non ha più valore.

Lo stomaco si contrae in uno spasmo che toglie il fiato.

Il cuore impazza.

E poi tocca a noi.

Raccogliere le forze.

Organizzare una reazione.

Trovare le ragioni per aggrapparsi a un minimo spiraglio di speranza.

Ma è difficile farlo quando si avverte la sensazione di stare per infilarsi in un tunnel senza luce.

Amico, lo sapevi già.

Così vanno le cose della vita.

Molto è dettato dal caso.

E stavolta è toccata a te.

 

Questa è la storia della malattia di Claudio.

Raccontata in modo inevitabilmente incompleto.

Una storia degna di essere narrata.

È una giornata decisamente uggiosa. Tra un temporale e l'altro non smette mai di piovere...

Il grande piazzale adibito a parcheggio è battuto da raffiche di vento. Raggiungere l'ingresso è un sollievo.

Chiedo di Claudio.

Una breve attesa e, come sempre, mi accoglie con calore.

Saliamo nel suo ufficio.

Pieno di luce.

Accendo il registratore.

 

Aprile 2024: analisi di routine.

Il medico vuole parlarti...

Inizia la storia.
Una vicenda come tante...

La diagnosi arriva come un verdetto inappellabile.

Gli eventi accelerano.

Ma il tempo di chi è nella sofferenza scorre triste, e i secondi sono interminabili.

Però Claudio, con i suoi occhi chiari, mi confessa di essere stato sempre fiducioso.

Ma chi è Claudio?

La sua è una storia che sarebbe piaciuta tanto a Frank Capra.

La sua è stata una vita intensa.

Sposato con Maria, tre figli e una nidiata di nipoti, imprenditore, rispettato dai concorrenti e amato dai suoi dipendenti.

Un uomo perfetto, dunque?

Niente affatto.

È un uomo che ha costruito la sua carriera professionale partendo dal primo impiego di cassiere in un bar, appena dopo il diploma.

In un piccolo paese della provincia di Napoli, nella seconda metà degli anni Settanta.

Una carriera costruita sul coraggio di credere nelle proprie intuizioni.

Animata dalla determinazione di dar corpo ai suoi sogni.

Non è uomo da compromessi. Da persona onesta e gentile, ha sempre seguito con integrità la sua strada.

A rendere particolarmente facile il suo percorso professionale e umano sono la sua empatia e la sua naturale affabilità.

Oggi le aziende del suo gruppo contano centinaia di addetti in tutta Italia e sono guidate dai suoi ragazzi.

Per sé ha ritagliato il ruolo di consigliere esperto, ma quello che sorprende è un altro aspetto.

Girando nei corridoi degli uffici e nei reparti della sua azienda si respira un'aria dolce e leggera, intessuta di garbo e confidenza, di responsabilità sociale e di solidarietà umana.

Per curare un linfoma non-Hodgkin, Claudio e Maria, consigliati da un amico si rivolgono al Policlinico Sant'Orsola di Bologna. L'ospedale emiliano ripete tutte le indagini e conferma la diagnosi.

Viene fissata per il 20 agosto 2024 la prima seduta di chemioterapia.

Trascorrono il giorno precedente assieme alla figlia Rossella e alla sua famiglia, tra il verde e la piscina del Savoia Hotel, sotto un cielo cupo che promette pioggia.

L'indomani si comincia.

 

È una notte abitata dall'ansia. 

Maria, quando Claudio comincia a manifestare un crescente disagio, pensa che sia la normale tensione di chi sta per intraprendere un impegnativo percorso di cura.

Ma Claudio è in affanno.

Ha il fiato corto. Sempre di più. 

Verso le tre di notte, senza avvisare Rossella che alloggia nello stesso hotel, decidono di chiamare il 118.

Il codice è rosso.

In pronto soccorso i medici si affollano intorno a Claudio.

Il cuore è in sofferenza. Qualcuno dei sanitari prima degli esami azzarda l'ipotesi di uno scompenso cardiaco.

La crisi respiratoria è acuta.

La situazione può precipitare.

I medici sono preoccupati. 

Intanto, in sala d'attesa, Maria prega…

Intorno alle sette di mattina il cellulare di Maria riceve un messaggio.

Un vocale, registrato con voce emozionata da Antonella, che descrive un sogno che l'ha profondamente turbata quella notte.

Antonella è stata la badante della madre di Claudio nell'ultimo periodo della sua vita e ignora le sue attuali condizioni di salute.

Nel sogno, l'anziana signora si affaccendava con un secchio per liberare Claudio dall'acqua che lo opprimeva… Curiosamente usava anche delle patate per prosciugare l'acqua che stava insidiando suo figlio.

Poco dopo i medici confermano: c'è stato un versamento pleurico consistente… i polmoni di Claudio sono veramente pieni d'acqua.

Naturalmente slitta l'inizio della terapia antitumorale e Claudio viene ricoverato per una settimana. Maria gli rimane sempre a fianco e, ogni volta che l'orario lo consente, lo va a visitare in ospedale.

Da sempre, ogni mattina, Maria è abituata a partecipare alla Santa Messa e così inizia a esplorare il centro di Bologna. 

In una bella chiesa in via Maggiore partecipa alla celebrazione eucaristica e, dopo la benedizione del sacerdote, si trattiene tra i banchi con la mente attraversata da tanti tristi pensieri.

Dal suo banco nota un gruppetto di fedeli che si è trasferito in una cappella laterale.

Si incuriosisce e chiede notizie.

Le parlano di un santo completamente sconosciuto: Pellegrino Laziosi.

Si trattiene, partecipa alle preghiere e va via con dell'acqua benedetta. 

In ospedale ne dà da bere al marito e ne offre anche agli altri ammalati.

C'è chi cortesemente rifiuta, chi invece ridacchia, scambiando il suo fervore per sicuro sintomo di pazzia.

Claudio si ristabilisce nel giro di una settimana e viene fissato per settembre il primo ciclo di chemioterapia per contrastare il tumore.

E sarà l'unico.

No. Non accade nulla di brutto.

Semplicemente, l'équipe del Sant'Orsola si accorge che qualcosa non quadra. 

Ripetono gli esami. Più volte.

Sorprendentemente, non vi è più traccia alcuna della malattia.

A livello cardiaco, polmonare e tumorale, Claudio sembra non essersi mai ammalato.

Questi sono i fatti come si sono svolti.

Trarre conclusioni parrebbe comunque una forzatura…

Semplicemente è accaduto.

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