Mattina seguente, Tribunale Civile di New York.

Il giudice entra.

Sfoglia poche pagine.

– Il ricorso è accolto. La separazione è pronunciata con addebito a carico della resistente.

Silenzio.

Il marito chiude gli occhi, come se gli avessero tolto uno zaino pieno di pietre.

Matt gli stringe la mano.

Furio resta immobile.

Poi qualcosa si rompe.

– No... no... questo è impossibile.

Indica la cliente.

– Magda!

La donna lo corregge.

– Mi chiamo Jennifer.

– Magda!

– Jennifer.

– Per me resterai sempre Magda! Hai parlato fuori turno, hai interrotto il giudice, hai alterato la geometria dell'udienza! Le udienze hanno un ordine! Un ritmo! Una simmetria!

La cliente arretra.

Matt pensa:

– Lo stiamo perdendo.

Il giudice sospira.

– Avvocato... la seduta è tolta.

– È tolta? È tolta? Le sedute si aggiornano! Si rinviano! Non si tolgono!

Gli uscieri accompagnano Furio gentilmente fuori.

 

Pomeriggio, lungo l'Hudson.

Furio cammina con le mani dietro la schiena.

Parla da solo.

– New York è disordinata. I taxi sono gialli ma alcuni sono sporchi. I grattacieli non hanno tutti la stessa altezza. Le persone attraversano col rosso. I piccioni non rispettano alcuna traiettoria.

Più osserva il mondo, più ne soffre.

Seduto su una panchina trova un uomo.

Franco Basaglia.

– Vedo che è tormentato.

– Sono circondato dall'approssimazione.

– E pensa che il problema siano gli altri.

– Lo sono.

Basaglia sorride.

– No.

– Come no?

– Lei non è malato perché ama l'ordine.

Furio trattiene il respiro.

– È malato perché pretende che il mondo obbedisca al suo ordine.

Quelle parole lo attraversano.

Per un istante sembra guarire.

Poi accade l'opposto.

Sorride.

Troppo.

– Ho capito.

Basaglia si accorge dell'equivoco.

– No... credo che non abbia capito.

Ma è tardi.

 

Notte.

Un laboratorio abbandonato.

Furio ha appeso alla parete righelli, compassi, fili a piombo, goniometri.

Disegna cerchi perfetti.

Misura ogni distanza.

Cronometra il battito di un metronomo.

Brucia tutto ciò che è asimmetrico.

Davanti allo specchio sistema il nodo della cravatta al decimo di millimetro.

Indossa un mantello grigio.

Sussurra:

– Da oggi basta caos.

Prende una livella.

La osserva come fosse uno scettro.

– Chiamatemi...

Pausa.

– Il Preciso.

Il suo primo comunicato arriva ai giornali.

«L'umanità sarà corretta. Le cornici storte verranno raddrizzate. Le file disordinate saranno punite. Chi parcheggerà obliquo conoscerà la mia ira. Il caos è il vero crimine.»

 

A Hell's Kitchen, Matt Murdock legge il messaggio e scuote la testa.

 

 

… continua

 

 

Questa è un’opera di fan-fiction realizzata senza alcuno scopo di lucro. I personaggi, l’ambientazione e gli elementi degli universi narrativi originali appartengono ai rispettivi autori e/o detentori dei diritti. Nessuna violazione di copyright è intenzionale. Il presente racconto è stato scritto esclusivamente per intrattenimento, come omaggio e nel rispetto delle opere originali.
Daredevil / Matt Murdock © Marvel

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