C’era una grande magnolia di fronte alla casa. Venilia la ricordava da sempre, da quando, ancora piccina, sentiva la voce di sua madre che la chiamava. Poi, un giorno, non la sentì più.

Le zie le dissero che era partita per un lungo viaggio, ma lei non dimenticò mai quella voce e non credette mai a quella versione. La casa era grande e faceva gola a molti. Venilia era figlia unica e le zie la presero di mira: lei si ribellò, pianse e si disperò con le unghie e con i denti.

La fecero internare e la imbottirono di medicine. Ne uscì prostrata, minuta, con gli occhi trasparenti come l’acqua sotto una nuvola di capelli bianchi e soffici come zucchero filato.

Un giorno le imposero un marito e, da quel momento, l'uomo ne fece ciò che volle. Quando lui andava nei campi, Venilia prendeva una sedia, si metteva di fronte all’albero di magnolia e aspettava. A volte l'uomo ritornava prima del previsto.

«Cosa fai lì, vagabonda?»

Lei non rispondeva; guardava con aria assorta davanti a sé finché lui non la rovesciava dalla sedia e, con due schiaffi, la riportava in casa.

«Non sai neppure fare una minestra, demente! Se non ti prendevo io, chissà chi ti voleva.»

Era cattivo e violento, ma Venilia non lo sentiva più: si era anestetizzata, persino le botte non le facevano più male.

Appena lui se ne riandava, lei riprendeva la sedia e si rimetteva a guardare la magnolia. A volte l'uomo ritornava ubriaco, la faceva balzare dalla sedia e la trascinava in camera per fare i propri comodi. Lei non provava più nulla, neanche il dolore. Voleva solo guardare la sua magnolia, perché era maggio e l'albero aveva già i primi boccioli.

Fu in una di quelle sere che lui tornò più ubriaco e feroce del solito.

«Demente, esci di lì!»

Le sferrò il solito pugno, ma c’era un martello sullo scalino. Sopra di loro, il bocciolo si stava schiudendo. Venilia prese il martello e gli spaccò la testa.

Che silenzio. Ora sì che poteva godere del suo fiore di magnolia, ammirarne il candore e vederlo schiudersi con i suoi petali carnosi tra le foglie verdi e lucide.

L’uomo agonizzava e disturbava la quiete, ma era maggio. Venilia si stese sotto l’albero e aspettò giorni e giorni, finché il fiore perse i petali sul suo viso. E mentre si ricongiungeva alla terra, sentì di nuovo la voce di sua madre chiamarla:

«Venilia, bimba mia.»

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