Il treno che riportava Denis a casa partiva dal binario 7, in tarda serata, alle 22:05.

Anche Vanja saliva su quel convoglio per recarsi in periferia e abbordare i clienti, illuminata da un copertone bagnato di kerosene e dato in pasto alle fiamme.

Denis era in collera con sé stesso. I dati relativi alle vendite aziendali del trimestre e forniti alla direzione erano imprecisi a causa di un foglio excel compilato con troppa fretta.

"Coglione! Copia e incolla sta cippa! Controlla e correggi almeno una volta no? E invece... Ma che pirla che sei Denis Bertani! Figura di mmerda..."

Poco prima della partenza due giovanotti di nero vestiti e due ragazzine di poco vestite presero posto non lontano da Vanja, a qualche metro da Denis. Il più tatuato, dopo un ultimo sorso, gettò una lattina di birra sul sedile vicino e parte della bevanda si sparse con tanto di schiuma biancastra riversata sulle sedute.

Risate. Il treno finalmente partì.

"Oh Bro, stasera me gusta il reggae."

Il tatuato si alzò e cominciò a danzare nel corridoio. Si avvicinò a Vanja e emise un rutto in direzione della donna che guardava altrove, rigida come una stecca di biliardo.

"Baila Tonino Baila."

La ragazzina con le meches arancioni aveva sollevato verso il tettuccio dello scompartimento un cellulare che riproduceva le note di un successo di Marley.

"I shot the sheriff... but i didn't shoot no deputy, oh no, oh..."

Il ballerino si accese una Marlboro che saettò nell'aria mentre agitava il bacino davanti al naso di Vanja.

La cenere si depositò, in parte, sulla camicia bianca e intonsa di Denis che scattò in piedi con le palle girate a mille.

"E che cazzo!"

In quel momento un controllore dall'aria svogliata entrava nel vagone.

Le ragazzine scambiarono uno sguardo preoccupato con l'amico, quello seduto di fronte a loro, mentre il ballerino estraeva un temperino subito puntato verso Denis.

"Zitto e non scassare la minchia!"

Il controllore girò veloce sui tacchi per tornare da dove era venuto. Vanja sbiancò e si strinse nell'angolo che la accolse mentre tremava di paura. Denis invece non apparve per nulla turbato e si schiarì la voce prima di parlare.

"Senti un po' piccola scorreggina. Con quel 'coso' spalmati burro e marmellata sul panino della merenda altrimenti potresti farti male, molto male!"

"E tu chi cazzo credi di essere eh?"

Il ragazzotto avanzò di qualche centimetro digrignando i denti, con il temperino a mezza altezza pronto a sferrare il colpo.

Denis riprese a parlare come un prete durante l'omelia.

"Vedi, talvolta nella vita si incontrano le persone sbagliate. Poliziotti in borghese con il ferro di ordinanza sotto la giacchetta e desiderosi solo di bucare qualche testa calda come la tua... cinture nere di kung fu che amano il suono delle tibie spezzate, delle rotule che si sbriciolano come noccioline sotto uno schiacciasassi..."

Stavolta era stato Denis ad avanzare di qualche centimetro, con i pugni serrati, verso il tatuato. Si leccava le labbra come pregustando un dolcetto.

Un sobbalzo annunciò l'arrivo alla prima stazione del percorso. Un attimo dopo due agenti della Polfer salivano sulla carrozza avvisati dal controllore. I quattro ragazzi, dopo un'occhiata complice e due poderosi spintoni, si fiondarono fuori dal vagone per poi correre verso l'uscita della stazione.

Vanja piangeva per liberarsi dalla tensione accumulata, poi il treno riprese la sua corsa e la calma tornò così come se ne era andata.

"Quindi lei chi è? Un poliziotto in borghese o una cintura nera di Kung Fu?"

Denis fissò Vanja che, curiosa, attendeva la risposta.

"Piacere, Denis Bertani. Teatrante da strapazzo sotto l'effetto di una canna fumata per calmare i nervi."

"Lei è pazzo. Quello lo avrebbe accoltellato!"

"Forse. La mano però gli tremava, il respiro era affannoso e negli occhi c'era più panico che spocchia. Quella lama non mi faceva paura, neanche un po'. Anzi... mi eccitava, mi ha riportato sul ring che ho abbandonato ormai da qualche anno."

Si portò una mano al petto indicando se stesso.

"Campione provinciale. Categoria mediomassimi 2020."

"Certo che il cannone che ti sei fatto doveva essere una bomba, oppure tu sei proprio scemo come una gallina."

"Che fa? Mi da del tu? E comunque il 'cannone' era un ottimo Granddaddy Purple con un livello di THC consentito dalla legge."

Vanja nascose una grassa risata con la mano posata sulle labbra. Puntò l'indice verso Denis che, con le dita, scostava tracce di cenere ancora presenti sulla camicia.

"Non so se ringraziarti o mandarti a fare in culo per esserti intromesso tra quei balordi. Bene, io sono arrivata. Scendo."

Se ne andò.

Venti minuti dopo Denis si dirigeva a piedi verso casa, fischiettando.

"Baila, Baila Bertani...

ti licenziano domani,

Under the moonlight..."

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