Ogni riferimento a persone e fatti è puramente casuale

 

Capitolo II

Monica Rossi

 

 

Monica Rossi aveva ventotto anni, una penna affilata e pungente ed un istinto che le aveva già fruttato due denunce e una promozione. Era una bella donna, scura di capelli e di carnagione. Si era fatta strada nel giornalismo investigativo senza alcun aiuto, anzi semmai osteggiata dai colleghi che la deridevano per i propri orientamenti sessuali. Le piacevano le donne, non aveva però una relazione stabile, la più lunga era durata 3 mesi e pare fosse finita non proprio in modo civile. Da allora andava a letto con donne conosciute in chat, senza pretendere nulla di più di un sano e divertente rapporto lesbico.

 

Scriveva per una testata online di cronaca giudiziaria, e il caso Quintavalle assorbiva completamente i suoi pensieri.

Ci siamo quasi… si ripeteva come un mantra, giocherellando con la biro che scarabocchiava un blocco di fogli a righe, mentre disegnava forme geometriche e fiori dal gambo lungo, dai quali spuntavano improbabili frecce.

 

Era arrivato il momento. L’uomo era infatti ai domiciliari, in attesa della sentenza definitiva della Suprema Corte.

 

Monica si era piazzata giorno e notte nella Via, davanti all'appartamento dove il duca risiedeva, come un segugio non lo abbandonava mai, attratta da uno strano e ambiguo senso di protezione nei suoi confronti. Chiusa nella sua utilitaria con numerosi thermos di caffè e lattine di bevande energizzanti, sparse ovunque, lo osservava con discrezione mentre si muoveva tra le stanze, a volte parlando da solo, altre volte litigando con nessuno.

Annotava tutto, ogni piccolo dettaglio, orari, gesti, abitudini. Da sempre quell'uomo lo affascinava in modo inquieto: come si osserva uno squalo dietro il vetro di un gigantesco acquario. Era un fantasma in doppiopetto. Nessun errore, nessun vizio.

Tranne uno.

 

Ogni mattina, alla stessa ora, si chiudeva nella sala e restava lì, esattamente per 37 minuti. Monica dalla sua postazione riusciva a vedere ben poco. Il duca non leggeva, non scriveva, non fumava. Si fissava immobile nella specchiera, per trentasette minuti esatti.

A volte in piedi, a volte seduto contemplando la propria immagine riflessa.

 

Per l'intrepida giornalista, Giovanni Arturo Agostino Edoardo di Quintavalle non era solo il principale e unico indiziato della sparizione di giovani prostitute, era qualcosa di più, era la sua idea fissa.

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