Te ne accorgi subito.
 

In via Cesare Battisti, Piergiorgio, adotta una errata gestione delle spinte sottoglottiche.
 

Il suo tono di voce lo senti dall’ altra parte del viale, ma non è un tono di voce autoritario, bensì quello di chi vuol far sentire la sua voce in questo mondo di zombie.
 

“Che profumo hai? One Million?!”, “Oh sei un paraculo con le scarpe dell’ Adidas”, “Fabrizio abita qua, bravo ragazzo” .
Tutto rigorosamente scandito in un italiano forbito.
 

La sua routine prevede litri di alcool, mentre osserva la vita dalla solita panchina.

Che ci siano 0 gradi o 50 all’ ombra, scorrono fiumi di alcolici caldi nelle sue vene, fino a perdere i sensi, ma mai la ragione.

Con un’ alcolemia di >4 g/L, non si fa percepire mai come un disturbo, beve “per lui”, per dimenticare per qualche ora “quei cristiani di merda”, “quei leccaculo”, “per i problemi che ho a casa”...

Unico viatico per dimenticare gente che lui schifa dal profondo del suo cuore.
 

Piergiorgio è un ragazzo di mezza età e una stazza stile buttafuori: corpo molto robusto, una pelata macrocefalica e un abbigliamento casual.
 

La plebaglia potrebbe scambiarlo per un tornado rissoso che con una testata ti manda al creatore, mentre, sotto quella corazza, i più arguti possono scorgere il suo animo gentile.

I suoi occhi sono buoni, conversa per ore coi passanti del quartiere: “Io sto benissimo qua, mi vogliono tutti bene, ma perché io non dò fastidio a loro e mi apprezzano!”.

In questo quartiere e su quella panchina, Piergiorgio ha trovato le armi per combattere la sua solitudine; e pazienza se la sua birra e il suo Campari si chiamano Bitterol e Perlenbacher strong.

E pazienza anche se sono calde.
 

Se conosci Piergiorgio puoi solo augurargli il meglio.

E non è detto che già non lo abbia.
 

P.s. ti voglio bene Piergiorgio

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