Non ricordo come sono arrivato qui, né quando. Ma questo posto mi sembra giusto. È una costruzione enorme, con un parco bellissimo proprio di fronte. Mi sveglio ogni mattina e sento il profumo dell'erba bagnata e degli alberi alti che ondeggiano sotto il vento. Gli infermieri sono gentili, mi sorridono sempre. Cammino per il parco, libero, senza nessun pensiero a trattenermi. Ogni tanto, uno di loro si avvicina e mi dice: "Buongiorno, G., come ti senti oggi?" Io li guardo e sorrido. Mi sento bene, davvero. Vivo qui da un po' di tempo, ma non riesco a ricordare quanto. Non importa. Non voglio più ricordare.

Non penso al passato, non lo faccio mai. Preferisco concentrarmi su ciò che mi circonda adesso: il sole tiepido sulla pelle, il cinguettio degli uccelli, e quel muro diroccato in fondo al giardino. È un muro vecchio, le pietre sconnesse, storte, come se la sua struttura fosse destinata a crollare da un momento all’altro. Mi piace osservare quel muro. Mi fa pensare a qualcosa... qualcosa che non riesco a mettere a fuoco.

Ogni giorno, mentre passeggio, mi fermo davanti a quel muro. Guardo le crepe, l’inclinazione lieve, quasi impercettibile, e mi dico che c’è qualcosa di familiare in tutto ciò. C'è una parte di me che vorrebbe ricordare, ma ogni volta che ci provo, la sensazione svanisce, come una bolla di sapone che scoppia nell'aria.

Un infermiere, quello più giovane, mi dice sempre che è meglio così. "Il passato non ti serve, G. Adesso sei qui, e qui stai bene. Non hai bisogno di sapere altro." E forse ha ragione. In fondo, la vita è più semplice così. Non ho preoccupazioni, non ho pensieri pesanti. Solo il sole, il parco, e questo muro, sempre lì, di fronte a me. A volte mi sembra che quel muro sia stato messo qui apposta per me, come se mi stesse aspettando.

"È come me," penso ogni volta che lo guardo. "Anche io sono storto, fuori asse, destinato a crollare." Ma poi mi fermo. Non mi importa più di quel pensiero. Non voglio capire. Non voglio ricordare.

E così, continuo a camminare, giorno dopo giorno, senza una meta precisa. A ogni passo, lascio dietro di me un pezzo di ciò che ero. Ma va bene così. Perché qui, tra questi alberi e questo muro, ho trovato finalmente una specie di pace. Non ho più paura di crollare. Non mi interessa più.

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