Perdonami Dio la confidenza dialettica che userò ma ci conosciamo da 62 anni e in un certo senso mi conosci come un padre. Anzi alcuni sostengono che tu sia padre di ogni creatura. Parto dal presupposto che tu non sappia ne leggere ne scrivere però sono sicuro che tu sappia ascoltare, quindi mettiti comodo e ascoltami. Ti rubo pochissimo tempo. Mi ha dato la vita e dunque ne sei in un certo senso responsabile visto che io non ti ho chiesto di nascere. Hai creato, come dicono, i tuoi figli, ma per quale scopo, perché? A me come a tutti gli uomini e donne hai dato la vita per bastonarmi, infliggendomi croci  su croci e mi hai reso in questo modo incongruenza di dolore solo per giustificare la morte di tuo figlio partecipando con la mia misera esistenza alla sua passione.  Ma perché? Che senso ha tutto questo? Vedi Dio, io forse ho imprecato qualche volta contro di te, ma credo che gli improperi di un ateo alla ricerca di risposte, siano una specie di preghiera A questo punto, Dio, io mi fermo qui, non avendo ancora capito un cavolo di te e di quello che vuoi da me in 62 anni di purgatorio. Fai quello che vuoi, non combatto più, accetterò senza protestare quello che vorrai farmi succedere. Mi metto buono buono in un angolo, in silenzio, non voglio un segno della tua presenza perché non lo merito, ti chiedo solo, o meglio mi piacerebbe, che tu ti accorgessi di me e di questa vita che mi hai affidato. Dio, che non hai nessuna logica, dammi una tregua per cortesia, fammi respirare. 
Grazie. Dario 

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