In un Centro Commerciale 
Riflessione a voce alta di Dario Mazzolini

Non amo particolarmente i centri commerciali. Fosse per me andrei, come si dice, alla bottega sotto casa. Ci vado per due motivi: il primo per accompagnare mia moglie che invece oltretutto si diverte, anche quando striscia il bancomat alla cassa e poi perché sono un luogo incredibile di ispirazione. L'ultima volta che ci sono stato, mentre aspettavo mia moglie persa in un negozio di abbigliamento, perché secondo lei, non ha niente da mettere, pur avendo la cabina armadio colma all'inverosimile, osservavo, seduto su una panchina, le persone che mi passavano davanti parlottando fra loro: amiche, amici, coppie e famiglie. So in partenza che non mi crederete ma ho contato 18 ombelichi femminili, scoperti e abbronzati, bellamente mostrati da una maglietta troppo corta e 8 fondoschiena, ovvero 16 chiappe, sempre dell'altro sesso, strizzate in pantaloncini troppo aderenti che nulla nascondevano; alcuni parevano potessero scoppiare da un momento con l'altro. La cosa che mi ha colpito e anche intristito è vedere svestite in questo modo anche donne mature e madri, non solo ragazzine. Mi domando dove sono finiti il buon gusto e il decoro? Dove sono finite l'eleganza, lo stile, la femminilità? Capisco il caldo del periodo, ma essere donne per me, non vuol dire mettersi in mostra e ostentare per stuzzicare la fantasia di certi uomini, ma sapere quanto si vale oltre il proprio corpo, sapere che la maggior parte degli uomini apprezza una donna con la D maiuscola, consapevole della propria intelligenza, del proprio intuito, delle abilità e della propria femminilità e che, appunto per questo motivo, non deve mostrare nulla. A me le donne piacciono, e anche tanto, perché sono la parte migliore di noi, perché hanno una visione meravigliosa delle cose, diversa da quella maschile, perché portano il dono della maternità e soprattutto perché rappresentano l'amore.
Un abbraccio a tutte le donne.

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