Innaffiavo di buon'ora stamattina, molto presto, nel buio scarsamente illuminato dalla luna di un colore grigio con sfumature scure. Ho acceso la luce della serra per vederci meglio, l'ultima stanza della casa, al piano terra e con le vetrate sul giardino. L'ha voluta mia moglie, che non ha il pollice verde ma che però ama i fiori e le piante. L'unica parete di questa piccola serra casalinga, senza vetri, è stata affrescata da una nostra amica e rappresenta una serena scena bucolica, caprette del tipo contadinella Heidi dei miei tempi, un ruscello, un prato fiorito e due ragazzi, specifico uomo e donna, che coricati nell'erba si scambiano tenere effusioni. Sullo sfondo colline e l'azzurro del cielo. In un angolo di questa serra un piccolo stereo, un tavolino quadrato in noce e due poltroncine, dove a volte io e mia moglie ci sediamo per bere un caffè ascoltando musica jazz. Intorno canaletti di irrigazione portano l'acqua alle piantine disposte su particolari assicelle di legno. Torniamo a me, giardiniere che innaffio le siepi geometriche, quasi detestabili nel loro ordine rigoroso, un contrasto simpatico con il giardino dove invece lascio crescere l'erba come capita. Nell'angolo destro un ulivo nano regalo del babbo. Tengo invece molto curato l'altro piccolo giardino perché è fronte strada e soggetto alla vista dei passanti. Sinceramente svolgo questa attività per un mio diletto personale perché mi tranquillizzano sia il buio che il suono dell'acqua che esce dalla canna cadendo a pioggia. Ci guardiamo io e la luna, scambiandoci le nostre emozioni e i nostri pensieri. Nessuno parla, le parole non servono.

Immersa in questo buio sembra indifferente a tutto, però quella sua luce fioca mi trasmette tanta pace, come una lontanissima abatjour su un comodino di nuvole, sospeso nell'invisibile. Un momento tantrico nel quale si adagiano in un meraviglioso equilibrio amore e meditazione, e la luce della coscienza scende nella profondità della mia anima,  viaggiando in territori inesplorati. Poi alla fine mi siedo sul dondolo, chiudo gli occhi e magicamente per qualche minuto mi dissolvo. 
Grazie per avermi ascoltato. Dario 

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