Alla festa di paese di Capriana c'é l'orchestrina che suona e tanta gente che balla. Si muovono sulla pista, giovani e meno giovani, e si divertono. Cecilia sta seduta al suo tavolo con la sua famiglia. Ci sono tutti, riempiono un tavolo intero, é una di quelle panche lunghe e strette che se uno si muove o si sposta tutti gli altri devono ricercare insieme l'equilibrio. Cecilia non é allegra ma non é nemmeno triste. Dopo lo stinco con crauti e polenta non si può essere effettivamente né l'uno né l'altro dato che il suo stomaco, se non il suo intero organismo, sono impegnati nella digestione. E Cecilia pensa che nella sua vita non vede mai il bicchiere mezzo pieno. Nemmeno mezzo vuoto se é per questo. Lo vede sempre sul punto di rovesciarsi. Oppure non lo vede proprio. Non c'é nessun bicchiere. Non c'é niente. É di fronte a un tavolo brutto e sopra il nulla. L' inderterminatezza costante in cui vive dipende da una sua caratteristica: non la riconosce nessuno. Neppure i suoi parenti altoatesini seduti lí con lei l'hanno riconosciuta. Hanno scambiato con lei due chiacchiere, sì, zia Marta le ha dato un pizzico sulla guancia, le hanno fatto posto in macchina e al tavolo. Poi basta. 

C'é sempre qualcosa che non torna: ha gli occhiali da sole, ha i capelli piú corti, é abbronzata, ha il cappuccio, ha la sciarpa, ha un pezzo di pizza che le copre la bocca. Nessuno la riconosce mai. Nemmeno lei stessa a volte se è per questo si riconosce vedendosi nello specchio. Cecilia non sa trovare la risposta, perché a quel punto è svanita anche la domanda. 

E così non le resta che tornare ad ascoltare l'orchestrina che suona e ad osservare le sagome accaldate dei danzanti.

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19 September 2026

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