Mi é sempre piaciuto stare a letto a pancia in giú. Sento sul dorso dei piedi il liscio e il fresco della biancheria, struscio i piedi sulle lenzuola e godo di questo contatto, ho le braccia sotto al cuscino, la testa girata verso destra, respiro il profumo di pulito che emana il mio letto. Dal corridoio sento il suono dei piatti e delle pentole, arriva dalla cucina in fondo al corridoio, oltre il soggiorno. Casa nostra non é grande e i rumori di casa ti dicono che ora é senza bisogno di guardare l’orologio. Sará mamma che riordina in cucina e forse chiude con maggiore insistenza un cassetto o l’anta della dispensa per farmi capire che é ora di alzarmi ed iniziare la giornata. La finestra della mia stanza dá su un grande cortile rettangolare su cui altri palazzi altrettanto grigi come il nostro si affacciano con le loro finestre aperte che sembrano tanti occhi che ti osservano. Il cortile é aperto da un lato, é proprio il lato opposto alla mia finestra, e da lí si vede in lontananza il capolinea delle corriere. Quando queste arrivano al capolinea i loro freni fischiano e sbuffano stanchi del traffico che incombe in questa cittá. Mi alzo, apro la porta della mia stanza e mi dirigo verso il corridoio. Vado in bagno, faccio pipí e nel sollevarmi incontro allo specchio la mia immagine riflessa. Questi capelli vanno sempre veramente dove vogliono loro, inutile lisciarli e fonarli e dare loro una piega, no, posseggono una vita propria e sembro sempre Medusa. Se sono bella non so, per i miei genitori senzaltro, per gli altri non lo so, non l’ho ancora capito. Mi sorrido una, due volte per darmi il buongiorno. Mi stropiccio gli occhi. Devo finire di preparare la valigia. Non vedo l’ora di partire per stare con i nonni in campagna. Un pò di tempo ancora ce l’ho prima di andare in stazione. Guardo l'orologio: sono le 9 di questo 2 agosto del 1980. 

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11 January 2026

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