Ogni giorno svolto l’angolo e lui è li. Un uomo con la giacca rossa, seduto sopra un panettone giallo, dietro un cumulo di neve ormai ghiacciata e sporca di nero. Ha in testa un cappello di lana, è una di quelle persone a cui non riesci a dare un’età. È lì rannicchiato con la schiena un po’ ricurva e guarda fisso il suo cellulare. 

 

Forse è un commesso del supermercato in pausa o semplicemente uno che sta lì a non fare niente. Chi sarà? Magari qualcuno che mi osserva, un angelo custode mandato per me ad osservare i miei cambiamenti e turbamenti.

 

Forse da quella postazione si può collegare con un altro mondo, il suo cellulare è una scusa, viaggia con la mente attraverso i suoi ricordi. Forse sua moglie è morta da poco e lei adorava la neve e il giallo delle bocche di leone. Lui siede davanti quel cumulo di neve sudicia per pensare a lei. Guarda sul suo telefono le loro foto, insieme. Il sorriso di lei, così solare. Prende la bicicletta e se ne va. Il giubbino rosso che indossa si illumina ad ogni pedalata. È una sua invenzione, le ruote producono un’energia invisibile che permette al giubbino di illuminarsi. L’ha progettato dopo che la moglie è stata investita una sera con quella stessa bicicletta che oggi usa lui. 

 

Se riguardo questa immagine ora con questa idea in testa vedo un uomo con un giubbino rosso, il colore dell’amore. Seduto su un panettone giallo, il colore del sole, di un dolce sorriso e delle bocche di leone (i fiori preferiti di lei) dietro un cumulo di neve ghiacciata dura e nera come la bicicletta lì appoggiata, nera come la morte. E il buco. Il buco di memoria che ha in questo momento perché lui non ricorda più chi era. Oggi che è senza di lei. 

 

Arrivederci a domani uomo misterioso.

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