Una brezza fredda rendeva l’orizzonte terso e limpido. 

Sembrava fosse possibile raggiungere le piattaforme per l’estrazione del metano a nuoto. 

La superficie dell’acqua era appena increspata.

Il silenzio era rotto da un lento sciabordio contro alcuni grossi legni che i fiumi avevano condotto sino al mare e le onde, poi, sino alla spiaggia. Parevano scheletri di desideri, sradicati, trascinati altrove prima che potessero divenire reali per coloro che li avevano espressi.

Il naso gli si era arrossato. Adorava il freddo dell’inverno, ma non la pioggia. 

Alcuni cani correvano sulla sabbia scura, caratteristica di quel tratto di costa adriatica. 

Camminando contro la direzione del vento, le mani in tasca, avvertiva quella sensazione di leggerezza che neppure un amplesso amoroso gli avrebbe arrecato. 

Era fatto così. 

Il percepire se stesso era vita, la sua. Come avrebbe potuto donarsi ad un altro o ad un altra, se non avesse saputo cosa donare. Eppure, non era avaro di sentimenti e si definiva una persona piacevolmente simpatica, non particolarmente interessante, di bell’aspetto. 

Non si accorse che con tali pensieri aveva percorso alcuni chilometri, se non quando si volse al punto di partenza e la struttura bianca del faro era poco più che un piccolo segmento bianco all’inizio della diga foranea. 

D’improvviso un cane gli si parò davanti con fare minaccioso abbaiando e mostrando la dentatura aggressivamente. 

Aveva la fobia dei cani. Lo terrorizzavano, ed essi, i cani, lo sapevano e pareva si divertissero a provocarlo. 

Rimase immobile anche se avrebbe voluto correre, ma l’esperienza insegna. Molti anni prima, quando era bambino, un pastore tedesco lo aggredì mentre si era appartato in un cespuglio per urinare. Ricordava l’umiliazione di essersi pisciato addosso mentre correva inseguito dal cane. 

Giunse una ragazza che pose un guinzaglio di cuoio intrecciato al collare e, trafelata, si scusò, non prima di aver severamente rimproverato la bestia. 

Si accorse del suo disagio. 

Si sorrisero, occhi negli occhi, e arrossirono entrambi, ma non per il freddo. 

Il cane, abbaiando, strattonò il guinzaglio e lei fu trascinata via, verso i tronchi lucidi, levigati dall’abrasiva realtà. 

Dannati cani.

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