Funesto questo finire della stagione estiva, foriero già di malinconici pensieri che s’affollano come cornacchie ai merli del mio castello, le cui mura rosseggianti, già si ricamano dello smeraldo dei muschi. Ahhh! Misero sia il mio cuore gettato nelle acque dell’amore, improvviso come turbine di sabbia, che avvolge la coscienza del proprio sentire disperdendone l’orizzonte agli occhi. Ohhhh! Misero il mio corpo che non ha goduto del piacere del tuo, ma che è come se ogni notte le tue mani mi sfiorassero in una danza, come dita affusolate sul cembalo, al fine di comporre una musica lieve, con i tuoi pizzichi, al cui suono anche gli usignoli ammutoliscono. 

I miei sospiri ricordano il tuo profumo solo immaginato…

Maledetto sia l’amore che ci divide. Che gli strali abbattano i miei desideri. 

Li voglio vedere affogare nella melma che circonda queste mura, come pietre refrattarie al calore dei baci, come scarti di fornace anneriti dal fuoco della carne. 

Urlo il tuo nome contro il vento affinché lo conduca lontano da me, affinché questa mia incontenibile felicità distrugga ogni minima tua sembianza nel mio cuore. 

Mi affido alle profondità della terra poichè soverchino ogni tua traccia incisa nella mia pelle e la trasformino in proiettile che le radici delle querce scaglieranno al cielo, per accecare le stelle. 

Meschino sia colui che non si abbandona alle braccia dell’amore. Dannato sia colui che dona sè stesso ad una donna. 

Sia disprezzato colui che non vive per amare.

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MISERIA E NOBREZA

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