Quel pomeriggio faceva caldo, tornavamo dalla Baia dei Trabucchi di Peschici. Giordana e Mirko vollero portarci a fare un giro nel centro storico. Ci incamminammo sotto il sole che abbagliava le case bianchissime di quel  villaggio di pescatori a margine della frescura del Parco Nazionale del Gargano.

Vicoli stretti dai quali si scorge all’improvviso la distesa del mare di un verdeazzurro cristallino, dai fondali sabbiosi e digradanti. Le piccole attività commerciali di artigianato si aprivano sulle strade lastricate tingendo l’aria di colori e suoni. Entrammo in una piccola bottega situata su una salita che portava alla piazza, una giovane signora ci accolse con un bel sorriso mostrando la merce in esposizione. Mi guardai intorno e in fondo al locale vidi una piccola finestra con le imposte spalancate; non si vedeva nulla di ciò che era fuori perché occorreva salire tre scalini per affacciarsi. Salii gli scalini e vidi ciò che non mi aspettavo.  Bianche scogliere calcaree  nascondevano fitti boschi di pini d’Aleppo che si sporgevano nella distesa limpida del mare calmo su cui il sole buttava  a caso piccole pietre  brillanti. S’ intravedevano lontane torri di avvistamento , antichi baluardi contro gli attacchi dei saraceni,  i trabucchi per la pesca si stagliavano dalla costa come braccia protese  quasi a voler toccare l’acqua che penetrava pigramente nelle piccole calette dalla sabbia rosata.

Tutto si scorgeva da una piccolissima finestra che invece mi sembrò immensa… nel piccolo riquadro erano racchiusi il mistero della natura che ci incanta e tutta  la  bellezza dell’espressione artistica. Guardai il bel viso della signora, mi sembrava composto e consapevole di serbare, chiuso in una piccola stanza, questo immenso tesoro.  Chissà cosa provava ogni mattina aprendo la finestra della sua bottega guardando, seppur di fretta, quell’immagine antica e preziosa.

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